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A cena con Bono e tombe etrusche nei racconti di chi vive di versi

Il poeta Guido Ceronetti

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Il fatto, naturalmente, non è né la competizione né la minima consacrazione che per le nuove leve avviene coll'esser scelti qui dai nomi più altolocati della poesia e dell'editoria italiana. Il fatto che avviene o può avvenire tra i tavolini dei bar, nelle bevute dopo i discorsi istituzionali, come quello di Ceronetti a cui si tributa un consenso formale e velenosetto, è invece il tramando di racconti tra generazioni diverse di poeti. I quali narrano di incontri e letture, di fatti di vita e di piccole cose occorse a chi vive la poesia come un ambiente che, di là da ogni inevitabile piccineria umana, è fertile di nutrimenti e scoperte. E se Heaney racconta la ultima sua cena con Bono vox o Conte del suo rapporto con Soldati, ecco che Cucchi racconta degli scherzi di Viviani (qui premiato, e giustamente per carriera e lavoro, aggiungo io che pur ero in finale) e o Ficara che narra di Getto o la Copioli che mostra meravigliose tombe etrusche. Insomma quelle apparenti chiacchiere che ai giovani di talento e già di qualche conferma, come Silvia Avallone o Massimo Gezzi, come Carla Saracino o Carabba, potrebbero e possono essere segno di un lavoro vitale e duraturo. Merito degli organizzatori, insomma, con la complicità meravigliosa di un luogo tra i più belli d'Italia è di dare "luogo" non solo a un evento ma una conversazione tra generazioni.

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