Classifica di qualità? Non ne abbiamo bisogno
Qualcosa non mi convince: una classifica è sempre uno strumento insufficiente, riduttivo. Quella delle vendite infatti si capisce solo grazie alla logica del puro commercio: niente ha più successo del successo. Qui invece si sta parlando di spingere una persona verso una buona lettura, non è una cosa piccola. Meglio quindi rifarsi alla propria esperienza più concreta. Ebbene, ogni mattina io entro in classe per insegnare religione agli studenti di liceo, cioè, a parlare, tra le altre cose, della Bibbia, il libro best e long-seller per eccellenza, che però i ragazzi non conoscono anche perché difficilmente trovano persone disposte a proporglielo. Eppure i ragazzi sono ben avvezzi al gioco delle classifiche, basta vedere i programmi televisivi di sport o di musica. Questi ragazzi, nutrita parte del popolo dei lettori, già conosce la logica delle classifiche, e forse invece ha bisogno d'altro, di un vero incoraggiamento a leggere, ma questo passa attraverso lo stesso coraggio di chi gli propone qualcosa da leggere. È lo stesso meccanismo che si ripete a scuola: se il professore non è appassionato, non riuscirà a trasmettere ai giovani alcuna passione. Difficilmente una classifica potrà far passare quel coraggio che incoraggia; più probabilmente sarà solo uno schermo utile a mille altri scopi ma non a far aprire la prima pagina di un libro che valga la pena di leggere.
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