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I monologhi metafisici del giocoliere Bergonzoni

Agguerrito e impegnato come non mai, Alessandro Bergonzoni presenta, da stasera al 22 marzo all'Ambra Jovinelli, il suo monologo «Nel» che richiama al valore dell'interiorità, della capacità intesa come abilità di comprendere e mantenere piuttosto che sapienza del fare. La proiezione nel surreale e nel metafisico è qui fuga da una realtà tutta da cambiare e migliorare.

Cosa racconta al suo pubblico?
«Mi baso più del solito sull'immaginario e sulla fantasia, sul non detto e sul non pensato, evitando la parodia, l'imitazione, la satira, l'informazione e la cronaca che sono i mali del nostro mondo. Il mio gioco è ventresco e budellare nella sua comicità perché il teatro è un'utopia, un non luogo, in contrasto con la vita di tutti i giorni, destinato a stupire lo spettatore e a portarlo altrove».

Quanto può contare il teatro nella nostra società?
«Deve cercare di non essere dogmatico. Il mio motto è: "Nessun dogma!", parafrasando la lirica. Non mi interessa il palcoscenico come strumento di utilità e di servizio: non è un mestiere né un lavoro, ma soprattutto una zona d'arte, un territorio alto e altro di conoscenza, e quindi corrispondente al mistero, alla rivelazione e alla trascendenza. Il pubblico teatrale sceglie il suo spettacolo. È un esempio per una collettività che dovrebbe smettere di subire, accettare e accontentarsi come accade con la televisione, ormai diventata una pornografia del vuoto, causa di tumori intellettuali».

 Come si può salvare la cultura dall'ignoranza e dal trash che vanno tanto di moda?
«Il nostro dramma non è la crisi economica quanto la crisi dell'essere di cui ci dovrebbero rispondere il politico o il banchiere. Non basta l'onestà richiesta da Grillo, va pretesa un'anima interna in chi detiene il potere. Anche il cittadino deve educarsi e dimostrarsi uno speleologo dell'altrove, non limitandosi a protestare. Bisogna scendere nella propria piazza interna. Andiamo alla ricerca del divo o del calciatore e siamo malati di eroismo perché incapaci di volere e di volare. Gli artisti non possono creare e andare a casa: devono raccontare l'utopia e le infinite verità».

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