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Viviani, la virtù di credere all'invisibile

Tra l'altro chi la legge sa che molto di quello che oggi si sta pensando, intendo la filosofia, avviene qui, nella poesia. Ne è esempio l'opera di Cesare Viviani, e in particolare il libro appena uscito "Credere all'invisibile" (Einaudi), dove con scrittura semplice, ma densa, affronta temi capitali del nostro vivere, giungendo a conclusioni spesso molto diverse dai refrain culturali e ideologici.


L'invisibile è un segreto tangibile: "non è frutto di gelosia o di paura,/ ma è l'unica possibilità/ di uscire dal destino umano,/ che è quello di essere finiti,/ finiti". L'immaginazione poi (così esaltata nel '900) è diabolica, perché la natura, come pensavano gli antichi, ci sopravanza "e non c'è alcun bisogno di inventare alcunché,/ di scomodare il drago". Credere all'invisibile è aderire ai colori della terra, "bere i paesaggi, quando tutti dicono/ di confrontarsi con il reale, bere/ senza smettere i paesaggi, sentire/ che sempre non c'è stato altro che questa/ dimensione ultima,/ indimostrabile,/ inconfutabile".

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