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Marida Caterini Più che alla vittoria a «Ballando con le ...

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Alla vigilia dell'esordio nell'insolito ruolo, Emanuele Filiberto parla di se, della famiglia, dei progetti futuri e della vita privata. Cosa c'entra lei con il ballo? «Nulla, perciò partecipo al reality di Raiuno. Per la prima volta mi cimento nei balli tradizionali per farmi conoscere dal pubblico italiano. Avverto molta curiosità sulla mia partecipazione a "Ballando". Certo di non vincere, sono pronto a tutto per prolungare la mia presenza il più possibile nello show. Un bell'impegno per me che amo gli sport pigri, lo sci, le auto, le moto». Gli italiani erano abituati a vederla sulle riviste rosa. «È il momento di mostrare il vero Emanuele Filiberto. Io mi sono sempre sentito italiano e dopo l'esilio ho viaggiato molto in quell'Italia che avevo visto da lontano e tanto mi aveva fatto soffrire. Desidero adesso rendermi utile». Come? Se pensa alla politica, il suo partito Valori e futuro con cui si è presentato per l'Europa nelle scorse consultazioni, non è stato molto votato. «Ad eccezione di Forza Italia nessun partito si è imposto in tempi brevi. C'è bisogno di rodaggio. Guardi la Lega, Bossi è andato al di là delle aspettative elettorali con un paziente e fruttuoso lavoro fatto quasi porta a porta. Io con il mio partito mi sono presentato in Europa, non in Italia ed il risultato per me è stato soddisfacente. Purtroppo so che qualsiasi cosa faccio viene criticata. Ma nutro una profonda fiducia nel Parlamento europeo: ci sono riforme da fare e problemi da affrontare. Solo un'Europa unita, ad esempio, potrà gestire la recente crisi. So che il seggio a Strasburgo lo dovrò conquistare da solo, ancora non so come. Io non sono un politico, però per cambiare le cose, oggi c'è solo la politica». Allora parliamo di politica. Cominciamo da destra. Silvio Berlusconi? «Lo rispetto e lo stimo. È riuscito in poco tempo a creare un partito ed una squadra di professionisti. Con lui al governo molto è migliorato, a cominciare dalla spazzatura a Napoli. E poi io sono per le riforme, favorevole anche al federalismo fiscale: negli Usa funziona benissimo». Ed i politici di sinistra? «Ho un grande rispetto per Fausto Bertinotti che mi fa sempre piacere incontrare. Stimo D'Alema e Veltroni. Ma le idee di sinistra non mi appartengono come non mi appartengono quelle troppo a destra». Insomma ha fiducia nella politica italiana «Certo. Ma ci sono ancora problemi da risolvere. Penso alle infrastrutture, ai trasporti, alla lotta alla criminalità organizzata, alla giustizia». A proposito di giustizia. Come ha vissuto il coinvolgimento di suo padre nell'affare Vallettopoli? «Ho sofferto molto. Conoscevo l'infondatezza delle accuse. Tutto il putiferio che c'è stato non ha giovato all'immagine dell'Italia. Perciò sono convinto che la riforma della giustizia vada assolutamente fatta». Il suo rapporto con Roma? «Bello e impossibile ai tempi dell'esilio. Oggi magnifico. Vivo da due anni nella Capitale e la scopro giorno dopo giorno. Ma è organizzata male. Ero a Roma nel periodo delle piogge e degli allarmi per il Tevere. E pensavo che a Parigi i problemi della Senna li hanno risolti nel 1910». Perché ha fatto nascere le sue figlie a Ginevra e non in Italia? «Per una serie di problemi non è stato possibile. Desideravo, però preservare la loro privacy, impresa possibile più in Svizzera che in Italia». Per quale squadra tifa? «La Juventus. L'ho vista giocare in Svizzera ai tempi di Platini. E conoscevo Umberto Agnelli. Ammiro anche il Napoli. Ed apprezzo Francesco Totti». Dica la verità: potrebbe un giorno diventare Re d'Italia? «È più facile che io vinca a Ballando con le stelle, impresa che già considero impossibile…»

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