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La popstar ha presentato a Piazza di Spagna il nuovo cd. E si è raccontata, con commozione

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Ma le guance di Laura sono bagnate. Lacrime. Fasciata nel suo Armani, si è fatta forza per tutta la discesa di Trinità dei Monti, sorridendo sino alla fine del pezzo, resistendo mentre si lasciava scrutare dalle telecamere dei tg. Poi, con discrezione si è nascosta su una spalla amica e ha pianto quelle lacrime che covava dentro da anni. Eccola qui, la superstar genuina made in Italy. C'è da raccontare il suo nuovo cd "Primavera in anticipo" che esce in 47 Paesi: dopo 40 milioni di copie vendute in una carriera lunga tre lustri, dovrebbe essere temprata contro le emozioni più profonde. E "Invece no", per dirla con il titolo del singolo. «Pensavo a mia nonna, mi sono commossa». Il dolore. L'ultimo album di inediti, "Resta in ascolto", risaliva al 2004. Per arrivare a questo nuovo (che comprende un duetto con James Blunt, un pezzo firmato da Gianluca Grignani, e dove qui e là la Pausini si cimenta anche come autrice), Laura ha affrontato le tempeste dell'anima. E ne è riemersa forse segnata, ma pacificata. «In questi quattro anni ho vissuto esperienze che mi hanno cambiato le priorità nella vita. Ho perduto persone care, ne ho incontrate di nuove. Le separazioni e gli incontri modificano la percezione che abbiamo di noi stessi. Per la prima volta ho dovuto affrontare la morte di qualcuno da vicino, temevo la depressione ma ne sono uscita con una sensazione di calma. Perché ho accompagnato per tre mesi mia nonna prima che se ne andasse verso quella che io immagino, con fede, come un passaggio verso una sua diversa esistenza. Abbiamo parlato, ho avuto il tempo di conoscerla a fondo, le ho tenuto la mano per l'ultimo respiro. La mia famiglia si è unita ancora di più: mai commettere l'errore di non dialogare, la parola rivela qualcosa di più oltre al legame di sangue. Poi ho vissuto un lutto più improvviso: un altro mio parente ucciso da un ubriaco che guidava. Uno strappo diverso, ma il cammino è lo stesso». La cura. Quattro anni fa, sottolinea Laura, «ero preda della rabbia che mi provocavano le relazioni in cui ero la vittima, mai il carnefice. Oggi sono una guerriera innamorata della vita, desiderosa di esserne protagonista. Per arrivare a questo stato ho affrontato le stagioni che compongono la struttura del disco, che è quello che amo di più. In queste canzoni c'è l'inverno della lacerazione, l'autunno della riflessione, l'estate che mette in moto la fantasia e la creatività, e la primavera che per me non è metafora di rinascita, perché non rinnego nulla del mio passato, neppure le sortite più mielose: però ora, a 34 anni, ho acquisito un rapporto sereno con me stessa. E fatalmente anche con gli altri». L'amore. "Primavera in anticipo" è nato al buio. «Di mattina mi annoio, non mi attira l'idea della palestra». Così, di notte, Laura tirava giù dal letto il suo compagno e chitarrista Paolo Carta e via a comporre. «Davanti a lui non mi vergognavo di canticchiare le mie idee, buttate giù con basi comprate su I Tunes». La storia con Carta aveva avuto un inizio complicato. «Uno scandalo della Pausini rende più di uno con Paris Hilton», si infervora lei. «Non sono una rovinamatrimoni, e vorrei che i rotocalchi non travisassero, non boicottassero questa famiglia allargata. I suoi bambini leggono certi articoli. Io ero molto conservatrice nel rapporto uomo-donna, ero gelosa, possessiva, ma mi è capitato di innamorarmi di un ragazzo che aveva già dei figli. Ho dovuto chiedermi se fosse giusto, se era vero amore, e superare l'astio nei confronti della sua ex moglie, alla quale auguro felicità con il suo nuovo compagno. Per stare con Paolo ho dovuto rinunciare al sogno di sposarmi in chiesa o di diventare genitore per la prima volta insieme a lui. Ma sono felice di quel che ha vissuto. Tra dieci mesi potrà divorziare, e se farà il bravo fino alla fine del prossimo tour magari ci sposeremo». Il lavoro. Prima dei fiori d'arancio c'è in agenda un giro del mondo che partirà il 5 marzo da Torino. «Dopo il megaconcerto di San Siro mi ero chiesta: ora che faccio? Finalmente lo so: voglio stare un anno in tournée, divertirmi incidendo un album natalizio per il mio fan club, forse cimentarmi in un musical». Non basta: c'era nell'aria uno show tv prodotto da Maria De Filippi. «Avremmo dovuto registrarlo fra tre giorni, ma sono appena tornata dall'America, e né a me né a lei va di fare cose in modo frettoloso. Lo realizzeremo in futuro, dove e se avrò la libertà di condurlo a modo mio, senza pensare all'audience. Vorrei coinvolgere alcune colleghe. Elisa, Fiorella Mannoia. E Giorgia, che è l'unica persona che mi ha sempre dimostrato stima ed entusiasmo, anche quando le telefoni nel cuore della notte. È un periodo in cui mi va di duettare con le donne: certi colleghi uomini, invece, pesano con il bilancino il loro intervento nella canzone...». La politica. Ci scherza su. «Il mio programma? "Più poppe per tutti", prima che mi riduca questi seni troppo prosperosi. La verità è che sono confusa, non esistono più la destra e la sinistra, i due poli pensano solo a sbugiardarsi a vicenda, ma sono troppo simili. E nessuno pensa alla crisi della musica: se potessimo, noi artisti dovremmo scioperare. Però quando sono all'estero cerco di proteggere l'Italia: sui rifiuti di Napoli ci hanno massacrati. E anche su certe battute recenti, difficile smarcarsi senza imbarazzi. Quanto ad Obama, è razzista parlare di cambiamento solo per il colore della sua pelle. Aspettiamo a farlo quando opererà concretamente. Come ha fatto con l'ecologia Al Gore, che in qualche modo ha ispirato il mio brano "Sorella Terra". In ogni caso sono fiera di essere italiana, dalla punta dei capelli alle dita dei piedi. Anche quando vado in Francia: ditelo a Carla Bruni».

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