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Premio Persefone, <br/>la mondanità riparte<br/> da Ostia Antica

Premio Persefone, <br/>la mondanità riparte<br/> da Ostia Antica

Manuela Arcuri

 Alemanno ringrazia i “mostri sacri” del teatro presenti (“Che siano di esempio per le nuove generazioni”) e annuncia che Roma avrà da oggi in poi anche un importante appuntamento col teatro, proprio grazie a questo riconoscimento, ideato 6 anni or sono dal produttore teatrale Francesco Bellomo. E tutti corrono a baciare la mano.

Ma se una premiazione è già di per sè una noia mortale, ancora peggio se c’è la ripresa tv che ti obbliga a non alzarti dalla sedia, a fermare e riprendere la registrazione (la soirèe sarà trasmessa da Palcoscenico il 26 settembre alle 23,10), figuratevi che gioia arrivare all’Anfiteatro Romano di Ostia Antica. Solo i super Vip hanno avuto il permesso di entrare in macchina fino all’Anfiteatro: tutti gli altri, bloccati dai custodi della Sovrintendenza, hanno dovuto scarpinare a lungo tra i ruderi, grondanti sudore, col rischio di rompersi una caviglia nel tratto finale, coi tacchi a stiletto pronti a impigliarsi tra i ciottoli dell'antica Roma.

Per chi ha resistito, e non ha fatto dietro front, la consolazione è stata la simpatia di Pino Insegno, in veste di bravo presentatore, coadiuvato da Desy Luccini, che ha stuzzicato tutto e tutti con battute coinvolgenti e dissacranti. Anche Alemanno si è giocosamente prestato a fare da “parafulmine” dinanzi a tutte le richieste, scherzose (ma non troppo), in materia di finanziamenti teatrali, cultura, sicurezza stradale, bellezza muliebre, campionato di calcio, età e quant’altro.

L’on. Francesco Giro, Sottosegretario ai Beni e le Attività Culturali, che ha presieduto la giuria del premio Persefone, e consegnato la statuetta a Giovanna Milella, vicedirettore di Raidue e responsabile di “Palcoscenico”, ha auspicato che il Ministero dei Beni Culturali dedichi maggiori risorse al teatro italiano. Madrine dell’evento, Veronica Maya (la nuova pupilla dagli occhi smeraldo di Fabrizio Del Noce) e Manuela Arcuri.

Manuelona è apparsa come Cleopatra, le enormi tette da matrona in primo piano, dal tempietto alle spalle dell’Anfiteatro, illuminato da giochi di luce colorate e ha sfilato tra le rovine imperiali fasciata in un abito azzurro a sirena di Cavalli. Tutti gli occhi sono stati per lei, che ha risposto spiritosa a tutte le provocazioni di Vincenzo Salemme e Insegno.

Via libera al girotondo di premi: Arnoldo Foà è premiato alla carriera: attore consumato, ipnotizza il parterre esibendosi in uno show da mimo con la statuetta in mano. Il grande Gabriela Lavia è il miglior attore protagonista per “Il sogno di un uomo ridicolo”; Valeria Valeri in palandrano arancio è la miglior attrice protagonista per “Vuoti a rendere” di Maurizio Costanzo: riceve la statuetta della dea Persefone dell’assessore alle Politiche Culturali del Comune Umberto Croppi.

Non pervenuta Monica Guerritore, promessa sposa di Roberto Zaccaria, rimasta a Venezia per i suoi tre film, che ha così evitato imbarazzanti incontri con l’ex Lavia. Sotto a chi tocca! Daniela Poggi e Roberto Alinghieri vincono come miglior attrice non protagonista e miglior attore coprotagonista; Vincenzo Salemme sbanca col premio Gradimento del pubblico; Giuliana De Sio vince per il miglior rapporto tra presenze e incassi; Tosca e Massimo Venturiello firmano il miglior spettacolo teatrale musicale: “La strada”, di cui regalano un brano. Il Premio Garinei va all’autore musicale Beppe Dati, che canta sul palco la hit di Mia Martini “Gli uomini non cambiano”; i migliori costumi sono di Andrea Viotti, la miglior regia Tv di Emanuele Garofalo.

Nel parterre, accaldatati, e chiamati a consegnare i riconoscimenti, Anna Mazzamauro, Federico Moccia, Valeria Fabrizi, Nathalie Caldonazzo, Giulio Base col padre Leopoldo, gli attori di fiction Alessio Di Clemente e Alessandro Mario, lo psicoterapeuta Raffaele Morelli, la sexy Francesca Ceci, Franco Oppini e Ada Alberti, Antonia Brancati, la bionda on. del Pdl Laura Ravetto, il playboy in pantofole Paolo Pazzaglia con la bella Nina J. Scott.
 

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