Tre voci contro il racket dell'immondizia
Un'altra è di un regista anche docente di linguaggio del cinema in Campania, Andrea D'Ambrosio. La terza è di un giornalista responsabile della comunicazione di Legambiente Campania, Peppe Ruggiero. L'argomento sembrerebbe arcinoto perché stampa e TV se ne occupano quasi quotidianamente, l'emergenza rifiuti in Campania il film invece -oggettivo, cronistico, senza un solo dato non accertato- ce lo ripropone sviscerandolo in tutti i suoi aspetti. Dal vero, ascoltando i tanti che ne sono vittime e i magistrati che, commentandolo, non esitano a mettere bene in chiaro le responsabilità di tutti, la camorra (anche con intercettazioni telefoniche, l'imprenditoria deviata, pronta, come la camorra, a ricavare ingenti guadagni dalla gestione delle discariche abusive, e infine, non per ultime, le istituzioni colluse, contro le quali solo adesso la legge sembra muoversi. Un disastro ambientale (e sociale) di cui si è cominciato a discutere di recente, ma che dura da anni, devastando territori prima fiorenti e in grado, all'inizio, di smerciare prodotti che da qualche tempo, invece, finendo nelle nostre catene alimentari, sono terribilmente nocivi per la salute. Il film, nella sua indagine, spazia da Acerra a Villaricca, da Giugliano a Qualiano (località, appunto, di cui ci parlano di continuo le cronache) ascoltando gli abitanti, svelando i traffici illegali anche solo mostrando certe discariche, sostando sulle carneficine di pecore uccise dalla diossina e non più suscettibili né di offrire il loro latte né di diventare possibile nutrimento. Fra la disperazione degli allevatori, fra la miseria che, come conseguenza, dilaga, tra bambini malnutriti e sempre a rischio di malattia, in un clima in cui l'aria è diventata irresponsabile. Con la scarsa partecipazione di quanti dovrebbero trovare rimedi. Una polemica vibrata. Con il merito di non mentire e di non esagerare un solo dettaglio, e con un valore cinematografico che riesce, ad ogni inquadratura, nei ritmi, nelle musiche a commento (e anche nei voluti, plumbei silenzi) a dar vita a un film di qualità rigorose. Lo attraversano interviste che sono sempre dei veri e propri incontri dal vivo, lo illustrano delle immagini che, pur con il tono del cinema verità, sono sempre "costruite" e sapienti. Con il dono di parlare e gridare. Nella fiducia che, convincendo, inducano ad agire. Riparando ad orrori che ci disonorano.
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