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La nascita di Gesù tra storia e poesia

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Dopo aver distribuito "The Passion" di Mel Gibson, dal 1 dicembre e in contemporanea in tutto il mondo, la Eagle Pictures porta nelle sale "Nativity". Il film è una sorta di prequel di "The Passion" (senza però immagini violente) ed è basato sulle parole del Vangelo di Luca e di Matteo, dall'Annunciazione alla nascita nella grotta di Betlemme. A firmare la trasposizione della storia del Natale, fedele al testo evangelico, è la regista texana Catherine Hardwicke (già nota per "Thirteen"), mentre Mike Rich è l'autore della sceneggiatura. La pellicola sarà preceduta da un'anteprima mondiale in Vaticano domani pomeriggio, nell'aula Paolo VI alle cinque e mezza. La proiezione sarà preceduta da una preghiera natalizia scritta da S.E. Monsignore Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana, e letta da Gigi Proietti. Per l'occasione sarà poi lanciata una raccolta di fondi per la costruzione di una scuola nel villaggio di Mughar in Galilea, dove vivono cristiani, drusi e musulmani. Il progetto è promosso dall'Arcivescovo greco-melkita di Akka. Girato tra il deserto del Marocco, Ouarzazate e i sassi di Matera (dove pure Gibson girò il suo film), "Nativity" punta al cuore della tradizione cattolica, con semplicità e poesia. A indossare il sacro manto di Maria è Keisha Castle-Hughes, sedicenne attrice australiana nelle cui vene scorre sangue maori, venuta alla ribalta quattro anni fa come interprete del film "La ragazza delle balene", la più giovane attrice mai candidata ad un premio Oscar. Mentre Giuseppe, uomo buono e giusto, è Oscar Isaac e Re Erode, perfido, cattivo e sempre pronto a riscuotere tasse, è l'irlandese Ciaran Hinds. «L'anteprima mondiale in Vaticano mi fa pensare che il film sia piaciuto: tutto è stato realizzato all'insegna della correttezza storica e religiosa, con il massimo rispetto per l'argomento e grande fedeltà, anche nelle scene che non sono sostenute dal testo di Luca e Matteo, allo spirito evangelico - ha detto ieri a Roma la regista, protestante presbiteriana che, tra tutte le produzioni cinematografiche su Cristo, predilige il "Gesù di Nazareth" di Franco Zeffirelli -. Il soggetto permette di conoscere Maria e Giuseppe nel loro aspetto quotidiano, come persone piene di umanità. A me interessava l'adolescenza di questi due giovani così decisivi per la storia. Il cast è internazionale e interreligioso e nei panni di Elisabetta c'è la musulmana iraniana Shohreah Aghdasloo. Giuseppe è un uomo che prende decisioni giuste, evitando la lapidazione di Maria incinta, pur provando rabbia, gelosia e paura».

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