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Gianni è sicuro di entrare nell'olimpo dei classici «Berlusconi voleva farmi ascoltare le sue canzoni»

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O Mina?». Quattrocento brani e 34 album dopo il suo debutto, Morandi fa outing e butta lì un dilemma mica da ridere. Qualcuno, perfidamente, gli risponde «le canzoni» e lui incassa con signorilità, alla tavola imbandita per festeggiare l'uscita (venerdì prossimo) del suo nuovo cd, "Il tempo migliore", che malgrado la produzione kolossal (nove studi per registrarlo, un anno e mezzo solo per ascoltare i pezzi da candidare tra i dodici della scaletta, la mobilitazione di autori come Mingardi, Cogliati, Guidetti, Morra, Fabrizio), va giù come un bicchiere di minerale senza bollicine, tranne l'ispirata title-track e la ballata di chiusura "Tu sei nel mio presente". Lui ostenta fiducia: «Si può fare di meglio ma anche di molto peggio, e queste canzoni me le sono sentite pennellate addosso, mi hanno emozionato. D'altra parte il mistero di un pezzo lo capisci magari dopo anni: una volta feci un disco impegnato e ci buttai dentro una cosina frizzante come "Banane e lampone". Oggi ricordano solo quella. Come ai tempi di "Fatti mandare dalla mamma": non avrei mai pensato che sarebbe diventata un sempreverde». Il fatto, decisamente spiazzante, è che il buon Gianni si ripropone come un campione del pop canonico e pulito (gli ultimi due dischi avevano venduto più di duecentomila copie l'uno), mentre in tv ce la mette tutta per apparire graffiante, corrosivo, trasversale, perfino malvagio per burla, pur di disintegrare il suo cliché di eterno ragazzo. «Ma l'album e il programma sono due cose diverse», spiega. «A giugno avevo finito il lavoro sulla musica, poi con Ballandi è venuta fuori la decisione sullo show. Ognuno di noi è tanti pezzi insieme. C'è tempo per tutto: anche perché sono in un'età in cui ci si pone certe domande, ci si interroga sul presente e sul futuro. Faccio la persona seria, ma con tanta voglia di giocare». A proposito: com'è andata davvero con l'invito in trasmissione a Prodi e Berlusconi? «Il premier si era detto disponibile per venire a fare una chiacchierata. Il Cavaliere mi ha risposto che in questo momento preferisce occuparsi seriamente di politica. Però ha aggiunto: "Caro Morandi, perché non ascolta le mie canzoni? Ne ho composte di bellissime..."». Non se n'è comunque fatto niente, perché a Viale Mazzini hanno imposto lo stop alle presenze dei politici nei varietà, e dunque dopodomani (in prima serata su Raiuno da Forlì), Gianni proporrà un altro menù, con ospiti come Francesco De Gregori (anni dopo la malinconica querelle sull'interpretazione di "Buonanotte fiorellino"), il giurassico Paul Anka e un duetto virtuale ancora da decidere, «tra Buscaglione e Anna Magnani», annuncia. Più, al solito, il maestoso Paul Sorvino: «L'ho portato in un ristorante l'altra sera e lui si è messo a cantare. A Bolzano aveva intonato "Torna a Surriento" e per poco non veniva giù il teatro. Lui è anche uno scultore. Qui a Bologna ha trovato una fonderia che realizzerà le sue statue». La tessitura di uno spettacolo come "Non facciamoci prendere dal panico" pare esente da smagliature o provocazioni cheap come quella - passata alla piccola storia della tv - del Morandi in braghe di tela. «Ho condotto programmi per decine di ore, ma nell'immaginario collettivo sembra rimasta solo quella scena. Finirà anche sulla mia lapide, temo. E pensare che era solo una specie di test scherzoso: volete vedere come si alza l'ascolto? E io mi metto in mutande». Sanremo da ospite? «Baudo non mi ha chiamato, ma andrei volentieri. Anche se con il festival non si sa più da che parte stare». Intanto c'è - sabato 7 - il concertone per Bologna città della Musica secondo l'Unesco, auspice Lucio Dalla. «Abbiamo invitato anche Guccini, ma lui è l'uomo più pigro del mondo, non verrà». Poi, forse l'anno prossimo, la pubblicazione del diario di 40 anni di carriera e di vita. In tv, giovedì scorso, Morandi si è misteriosamente scusato con "qualcuno" che è rimas

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