Come per il passato ma perfino, in questa 63a edizione, con più mediato rigore non senza però larghe aperture nei confronti delle cinematografie nuove e dei film di ricerca. Comincio con il cinema italiano, che è quello che mi sento più vicino (e non solo per motivi geografici). Fra la sezione principale in concorso, quella denominata Orizzonti e gli Eventi speciali fuori concorso, si possono contare ben dieci film, alcuni già facilmente identificabili come opere degne di attenzione. Prima fra tutte, «La stella che non c'è» di Gianni Amelio, uno degli autori da lungo tempo fra i più affermati del nostro cinema, non nuovo, oltre a tutto, alle prestigiose vetrine veneziane. Subito dopo, per restare al concorso principale, ecco l'opera terza di Emanuele Crialese, «Nuovo mondo», che non avrà di certo minor successo di quell'opera seconda, «Respiro», che, nel 2002-2003, si impose addirittura come un evento. Salutato da tutti. Senza però dimenticare gli autori ed i film, sempre italiani, che già si annunciano con tutte le carte in regola, nelle altre sezioni. Giuseppe Bertolucci ad esempio, con «Pasolini prossimo nostro», Gianluca Tavarelli con «Non prendere impegni stasera», Daniele Vicari con «Il mio Paese». Affiancato ad opere firmate da Vittorio De Feta, da Giovanna Gagliardo, e, stranieri ma sotto bandiera italiana, dalla celebre coppia Jean-Marie Straub e Danièle Huillet. Grandi proposte anche dal cinema americano. Non solo grazie a Brian De Palma, che inaugurerà la Mostra con «The Black Dahlia», ma anche grazie ad autori come David Lynch, cui andrà il Leone d'oro alla carriera di quest'anno, Spike Lee, Oliver Stone, Emilio Estevez. Mentre, per il cinema inglese, già pregusto l'incontro con Stephen Frears (The Queen) e Kenneth Branagh che, dopo Bergam, ci proporrà un nuovo «Flauto Magico» da Mozart. Aggiungo il grande Manoel de Oliveira («Belle Toujurs»), e n.1 del cinema portoghese, un russo che seguo da anni, Pavel Lounguine («Ostrov»), un maestro del cinema francese, Alain Resnais («Private Fears in Public Places»), cui si accompagnerà un compatriota di meriti sicuri, Benît Jacquot («L'intouchable»). Per non parlare delle cinematografie asiatiche (Tailandia, Indonesia, Cina, Taiwan) e di quelle africane, con un film-primizia addirittura dal Ciad. Una vera grande festa del cinema. E all'insegna di autori che ne garantiscono a priori la qualità. Frutto di una selezione ottenuta, in questi mesi, visionando 2589 film di cui ben 1429 di lungometraggio. Una fatica di cui ora si raccolgono i frutti.
Il punto
Rigore e fantasia da tutto il mondo