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Nelle riviste del Novecento le sfide intellettuali e politiche che fecero dell'Italia una nazione

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I dinamitardi del pensiero

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Sventolano bandiere di passione e di intransigenza: infatti, i giovani che hanno partorito la rivista si definiscono «pagani», «individualisti», «personalisti», «idealisti»; detestano la democrazia e il socialismo contro cui inalberano una fierezza aristocratica di stampo nicciano; sono decisi a sfidare a singolar tenzone l'«Italietta» ben pensante e bigotta, mettendo sulla graticola accademici parrucconi, politici arruffoni e arraffoni, borghesi pavidi, falsi progressisti, insomma tutti i sagrestani del pensiero. Davvero esuberanti e baldanzosi questi giovani, anzi questi ragazzi: perché Gian Falco (Giovanni Papini) ha ventidue anni; Giuliano il Sofista (Giuseppe Prezzolini) uno di meno; Emilio Cecchi non ha ancora vent'anni; il più vecchio è Adolfo de Karolis che va per i trenta, ed è pittore e incisore di una certa fama, anche perché ha illustrato alcune opere di d'Annunzio. E l'Imaginifico saluta con simpatia l'eclettico e pugnace «Leonardo». Si può scrivere una storia del Novecento attraverso quelle riviste culturali e politiche che furono laboratori di idee e di progetti? Che intervennero e polemizzarono, provocarono e proposero, crearono, produssero e distrussero? Che lanciarono bombe incendiarie, attraverso squillanti «manifesti» (ne offre ora una diligente scelta il corposo volume «Il secolo dei manifesti. Programmi delle riviste del Novecento», a cura di Giuseppe Lupo, introduzione di Giuseppe Langella, 593 pagine, 32 euro)? Insomma, che animarono un secolo tutt'altro che «breve», a dispetto della definizione dello storico Eric Hobsbawn. Tanto è vero che quell'«incendio» divampa ancora: ad esempio, sarà pur vero che le ideologie sono morte, eppure continuiamo ad accapigliarci su fascismo e antifascismo. E cioè su due vessilli che per molte riviste del Novecento furono vera e propria scelta di campo. Terreno di coltura delle due contrapposte schiere fu indubbiamente «La Voce» che vide la luce il 20 dicembre del 1908. La dirigeva Prezzolini che nei «Quaderni» della rivista pubblicò un saggio - «Il Trentino visto da un socialista» - scritto da un agitatore socialista romagnolo, destinato a diventare famoso. Si chiamava Benito Mussolini. Prezzolini non solo ricordava spesso l'episodio, ma faceva, per l'appunto, rilevare che alla «Voce» avevano collaborato personaggi che in futuro si sarebbero trovati a militare in campi opposti: Croce e Gentile, Salvemini e Soffici, Jahier e Ungaretti, Amendola e Papini. Una rivista/laboratorio, dicevamo: una palestra di sfide intellettuali e politiche che, di volta in volta, nel suo sforzo di educare gli Italiani a diventare «davvero» una Nazione e uno Stato, svolse il ruolo di prepartito, superpartito, antipartito. Passione civile di educatore quella dell'idealista Prezzolini; passione civile di dinamitardi del pensiero quella dei neo-futuristi Papini e Soffici, fondatori nel gennaio del 1913 della scanzonata e trasgressiva «Lacerba»: e la guerra di lì a poco sarebbe stata occasione di «verifica». Nell'Italia tra le due guerre si stamparono in Italia almeno 311 periodici letterari o di cultura. Molte volte militanti. Basterebbe pensare a una testata come «L'Ordine Nuovo» di Gramsci, nata, nel '20, come «Rassegna settimanale di cultura socialista» e dal gennaio del '21 trasformata nel quotidiano del Partito Comunista d'Italia, fondato quell'anno a Livorno. Tra i collaboratori c'è un giovane intellettuale, Piero Gobetti,che, nel febbraio del '22, fonderà «La Rivoluzione Liberale». Espressione, com'è noto, di un antifascismo intransigente: e tuttavia Gobetti, memore della lezione vociana, dunque nel rispetto di ogni libera intelligenza, ospiterà sulle colonne del suo settimanale non solo quel Giuseppe Prezzolini, amico e maestro, certo, ma, da anarco-conservatore, equidistante da fascisti e antifascisti, ma anche Kurt Suckert (il futuro Curzio Malaparte), vessillifero di un fascismo fieramente nazionalpopolare e controriformista. Ecco, a leggere i programmi di tante riviste degli «anni

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