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«Questo amore» da scrivere come uno spartito

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137, euro 16), è "semplice" come il sentimento che lo ha ispirato. È una "moda" dilagante la volontà di offrire al lettore pagine così dirette e, appunto, "semplici", dove i periodi, formati anche da una sola parola, si chiudono rapidi con una sequenza ritmica di punti spesso vanificati da congiunzioni o preposizioni che suggeriscono però, la consequenzialità dei pensieri e degli eventi narrati. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a una sorta di spartito dove gli elementi che lo compongono trovano nella loro collocazione la propria ragion d'essere. Un esempio di scrittura asciutta, filtrata, e densa. "Edo, Edo, il tuo primo libro di poesie qual è stato?" "Cernuda." Pensai a Neruda. Pensai che sbagliasse. Sorrise: "Cer-nu-da". Non lo avevo mai letto. Ora sta sul mio comodino. Sempre." Anna è insegnante di Lettere. Edo, suo marito, ex calciatore di serie A, ha voluto prendere la maturità classica per aprire una libreria. Ricerca e "dedica" a sua moglie versi di poeti che questa non ha mai letto, con l'entusiasmo del neofita, e il desiderio assoluto di dimostrare intera la propria espressione amorosa nei confronti di lei, attraverso una "foresta di simboli" tra i quali assumono la sintesi i libri di poesia. Così le due figlie, Margherita e Laura, così gli oggetti, i vestiti, i profumi, si trasformano in un'ipotesi di "correlativi" montaliani, più rivelati nella loro carica emotiva. Anna, assistendo al cambiamento dei tempi attraverso quello delle insegne dei negozi vicini alla libreria sua e di Edo, non vuole cambiare niente, assolutamente niente: né insegna, né luci, né scritta: "Giovanni dice che quando sarò morta, Margherita e Laura lo cambieranno. Io dico che quando sarò morta non accadrà nulla. Perché se poi torna, chi glielo spiega a Edo che hanno cambiato l'insegna?". Siamo immersi in una storia di "verità sincere", prive di vacue "psicanalizzazioni". Sono verità individuali, forse non aderenti alla realtà, ma pur sempre reali nel cuore delle proprie immaginazioni, illusioni, speranze, ricordi, paure, e attese. È forse proprio questo il pregio del volume di Roberto Cotroneo, la narrazione scorre su un livello di fatti ed eventi che appartengono alla condizione speciale e preziosa del sentimento più "abusato" e probabilmente meno conosciuto, spesso equivocato, e la scrittura che lo restituisce ne conosce la forza e la potenza evocativa, non risparmiando anche una certa vena d'ironia o di autocritica: "I romanzi non mi piacciono.", dice Edo, "Perché continuano sempre e non si interrompono mai da soli. E la vita è fatta più d'interruzioni che di storia." Definire questo libro un romanzo d'amore, non renderebbe giustizia al suo Autore, se non per connotarne il genere. Rubando un'espressione all'autorevole critico ormai scomparso da anni, Natalino Sapegno, potremmo definire questo romanzo "la storia di un'anima".

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