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«Munich» racconta la rappresaglia dopo l'attentato palestinese alle Olimpiadi del '72 Negli Usa ha guadagnato poco scatenando polemiche. Proteste dal console israeliano

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La «pietra dello scandalo» è il taglio dato a questo ultimo lavoro, girato lo scorso anno e uscito negli Stati Uniti il 23 dicembre. Il film narra della reazione, anzi la rappresaglia, messa in atto dagli israeliani a livello internazionale dopo l'attentato alle Olimpiadi di Monaco nel settembre del '72. Allora un commando di palestinesi del gruppo Settembre Nero prese in ostaggio alcuni membri della squadra israeliana. Ogni tentativo di mediazione fu vano: il sequestro precipitò in un bagno di sangue. Tutti gli ostaggi, undici persone, persero la vita con cinque terroristi e un poliziotto. La reazione ufficiale del governo israeliano fu attuata con una serie di azioni militari in Siria e Libano, ma, in più, il Mossad, il servizio segreto israeliano, con inarrestabile determinazione, procedette all'uccisione di tutti coloro che furono considerati mandanti o fiancheggiatori dell'attentato. E di questo, soprattutto, il film «Munich» racconta. Interpretato da Eric Bana (l'Ettore di «Troy»), Daniel Craig (il futuro 007), Geoffrey Rush (lo spettrale pirata Barbarossa di «La maledizione della prima Luna»), il film narra della squadra di agenti segreti che tra Roma, Atene, Parigi e varie altre città pianificò e attuò la lunga serie di omicidi. Il regista ha definito questa sua realizzazione «la mia preghiera per la pace». Ben altri i termini utilizzati da coloro, ebrei e non ebrei, ai quali il film non è piaciuto: «eretico», «antisemita», «anti-israeliano». Il console d'Israele a Los Angeles, Ehud Danoch, non ha usato mezze misure (e per un diplomatico è raro) definendo Spielberg «presuntuoso» e «superficiale», perché «vuol raccontare in due ore e mezzo un conflitto doloroso e complesso che dura da decenni». Il quotidiano israeliano «Haaretz» in proposito ha pubblicato un articolo affermando che «l'equazione terroristi palestinesi-agenti del Mossad è aberrante». Il resto dei commenti è più o meno sullo stesso tono. In breve Spielberg viene accusato di aver messo sullo stesso piano gli agenti israeliani e i palestinesi. Verso la fine del film incombe, sullo sfondo, l'immagine delle Torri Gemelle a New York. «Cosa cerca di dire Spielberg? - si domanda Yonatan, un ex agente del Mossad intervistato proprio ieri dal quotidiano israeliano "Yediot Ahronot" - Forse che abbiamo talmente irritato gli arabi con la nostra vendetta di allora, che l'attentato alle Torri Gemelle è avvenuto per colpa nostra, per colpa degli ebrei?» L'agente prese parte alle azioni narrate dal film e afferma di non aver provato allora né di provare ora alcun rimorso. Il film, ha detto Yonatan, non è né filo-israeliano né filo- palestinese. «È un "Hollywood delux", una finzione assoluta, quasi del tutto priva di legami con la verità». La pellicola arriverà nelle sale italiane il prossimo 27 (in coincidenza con la Giornata della Memoria della Shoah), ma a diverse persone è stata proiettata in anteprima. I commenti, qui da noi, sono stati ben più garbati che nel resto del mondo. Vittorio Pavoncello, consigliere della Comunità ebraica romana, ha detto che «pur essendo cinematograficamente un film molto bello i contenuti lasciano a desiderare. Mette sullo stesso piano il terrorismo e chi si protegge dal terrorismo». Misurata la reazione di Victor Magiar, assessore alla Cultura della stessa comunità: «Mi pare che tra i messaggi uno di quelli principali sia il fatto che anche nei momenti difficili, come quello seguito alla strage di Monaco, non bisogna mai perdere la barra di una condotta etica e della responsabilità delle proprie azioni. Il film non dice chi ha torto e chi ragione, ma sostiene che il percorso della violenza non può portare da nessuna parte». Spielberg era diventato il paladino della causa israeliana e della memoria dell'Olocausto con il suo «Schindler's list» del '93 e con il celebratissimo docum

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