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«Kontroll» Arriva

l'inferno ungherese

Il protagonista e i suoi amici fanno i controllori di una linea metropolitana: Bulcsú ha troncato ogni contatto con la vita in superficie. In questa atmosfera surreale, s'intrecciano le storie con il rapporto - a volte drammatico, altre comico - tra passeggeri e controllori, mentre una serie di omicidi commessi nella metropolitana attira i sospetti su Bulcsú. Ieri, l'attore trentenne Sandor Csanyi è sbarcato a Roma da Budapest, per presentare il film presso l'Ambasciata di Ungheria. «L'aspetto più interessante di questo personaggio è che chiunque si può immedesimare con lui - ha spiegato l'attore - Ad ognuno di noi è successo di trovarsi in mezzo a tanta gente, eppure di sentirsi assolutamente solo. Proprio mentre giravo il film, ho trascorso un periodo simile: mi sentivo solo nella folla e questo mi ha aiutato a calarmi perfettamente nel personaggio. Cambia luogo, cambia mondo, sperando di poter mutare anche la propria personalità. In un viaggio interiore il protagonista scopre che però il cambiamento deve nascere dentro di sè. Il sottosuolo della metro è un inferno simbolico, quello che abbiamo dentro e che dobbiamo trascinare con noi, come un bagaglio pesante. È importante toccare il fondo, solo da lì puoi risalire. Da giovane, sono stato buttato fuori dal liceo, sono scappato dalla casa, ero senza soldi, abbandonato dalla ragazza e stavo seduto in riva al Danubio pensando al peggio. E proprio quel pensiero mi consolava». Terminato questo film, che ha avuto molto successo in Ungheria, Csanyi sta ora lavorando con il premio Oscar Istvan Szabo che, dopo tante coproduzioni internazionali, è tornato in patria a dirigere un film tratto da un classico ungherese: «S'intitola "Parenti" di Zsigmond Moricz - ha concluso l'attore - Racconta in modo spietato la società corrotta dal nepotismo degli anni Trenta».

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