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Il super uomo della scienza schiavo del futuro

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Ma non è così. Il cyborg è già realtà. Il connubio tra carne e tecnologia, tra biologico e digitale, ha dato vita a rimedi bionici di malattie umane (udito, occhio e via così con gli altri sensi). Per essere cyborg (cibernetico+organico) - da manuale - basta avere un pace-maker in petto. E allora, tra i sostenitori del post-umano i tempi sono maturi abbastanza per creare una frattura, etica e politica. Dilemma di transumanista: «Se mi offri l'immortalità e poi devo lavorare 10 ore al giorno con due settimane di ferie all'anno, farmi umiliare dal capo, litigare tutti i giorni con il/la partner, respirare aria inquinata e subire il frastuono della città, litigare con i vicini di casa per questioni condominiali ecc., è ovvio che dico: no grazie!». L'idea di essere in futuro uomini super, meno soggetti all'usura e con pezzi di ricambio a disposizione presenta il rovescio della medaglia: quest'uomo quasi invincibile avrà meno diritti, sarà soggetto allo sfruttamento, a una forma di post-schiavitù o vivrà la sua longevità senza conseguenze che coinvolgono i suoi diritti "umani"? «Certamente la questione dei diritti è estremamente interessante - spiega il direttore scientifico dell'associazione italiana dei transumanisti (circa trecento iscritti), il fisico Giuseppe Vatinno - Per ora sono temi di fanta-sociologia che però dovranno essere affrontati. Il mondo post-umano che noi vogliamo non è lasciato in balia di se stesso. Come oggi c'è una commissione di bioetica o sulle nanotecnologie, domani immagino ci saranno gruppi gemelli che affronteranno questioni del genere per evitare che il progresso dia luogo ad abusi». Una separazione in casa dei transumanisti già si è creata. Da una parte ci sono gli estropici, fautori di un progresso senza limiti e senza paure, che per esempio negli Usa vivono sotto l'ala dei democratici. E dall'altra ci sono i transumanisti, altro ceppo della famiglia post-umana, considerati di destra, più attenti all'intreccio tra scienza ed etica. In Italia i transumanisti cercano di "infiltrarsi" in politica. Si sono dati molto da fare in occasione dei referendum sulla procreazione assistita. Ma trovare partiti disposti ad ospitare idee transumaniste sembra difficile. Da qui la considerazione preoccupata del presidente dei transumanisti in Italia, il sociologo Riccardo Campa, docente all'università di Cracovia, in Polonia: «La sesta potenza industriale del pianeta si fa superare in transumanesimo da Kenya e Nigeria». Come a dire: da noi la politica non riesce a guardare più in là del suo naso.

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