Protagonisti ne erano l'Orchestra della Toscana nata nel 1980, il direttore americano già allievo di Gianluigi Gelmetti ai corsi chigiani Christopher Franklin, il nostro grande violinista Salvatore Accardo, tre giovani solisti della sua classe di violino all'Accademia - Laura Gorna, Anna Tifu, Jonian Ilia Kadesha adolescente albanese - e il soprano ucraino Sofia Soloviy della classe di Raina Kabaivanska. Era commosso il direttore dell'Accademia Chigiana Aldo Bennici, ricordando che 40 anni fa Accardo era ragazzo e così il M° Gelmetti (ora in platea), di cui qui si esibiva un alunno in carriera. Ma se il tempo trascorre, quel che resta stabile è il livello altissimo dei concerti dell'Accademia: il clou di quest'ultimo - comprendente di Antonio Vivaldi la Sinfonia RV 112, i Concerti op.9 n.3 RV 334, op.3 n.10 RV 580 e quello 'alla rustica' RV 151 - è stato il terzo Concerto, per quattro violini, archi e continuo, tratto da "L'Estro Armonico" e caro a Bach che lo studiò e lo trascrisse. Qui la perfetta e raffinata coordinazione di Franklin, e il bellissimo suono degli archi dell'Orchestra della Toscana, si sono intrecciati al potente concertato interno dell'ineguagliabile e aristocratico violino di Accardo e di quello giovanilmente focoso dei solisti suoi allievi, in un'esecuzione tanto travolgente nei due Allegri iniziale e finale, quanto sospesa e spiritualizzata nel mirabile Largo. Seguiva poi il cantabile "Stabat Mater" di Luigi Boccherini - in cui ancora emergeva la levatura artistica della direzione di Franklin - dominato dalla voce completa, densa e corposa e ricca altresì di finezze belcantistiche, della giovane Soloviy.
SIENA
Accardo esalta l'incanto vivaldiano
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