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«TEMPO DI DANZA»

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Tersicore langue in Italia Evviva il critico che accusa

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..Alla domanda, una risposta non aliena da una sottile ironia: «Ho sempre ammirati gli uomini dell'età rinascimentale, operosi su più fronti al fine di conseguire una soddisfacente armonia dell'essere: con sé e con il mondo. Ogni attività che svolgo contribuisce a rendermi appagato». Non senza curiosità abbiamo letto l'ultimo cimento tozziano: «Tempo di danza», un florilegio delle critiche che il maestro nel corso di cinque lustri (1978-2003) ha scritto con metodicità pari a competenza e sensibilità sul nostro giornale. Di là dalle puntuali notazioni di carattere estetico, che sempre elevano il dato cronachistico a riflesso d'una visione artistica e poetica della quale partecipa la danza a pieno titolo; al di là di un atteggiamento critico esuberante sia di stimoli e di suggerimenti nei confronti delle giovani promesse, sia di sentimentale gratitudine verso quelle glorie che pur volgono al crepuscolo; il punto nodale, il filo rosso che corre lungo il libro di Tozzi, è l'atto d'accusa, ancorché educatamente felpato, contro i responsabili di un semi fallimento del rapporto tra danza e pubblico, ovvero il profondo rammarico per lo stato deficitario dell'arte tersicorea in Italia. Di fronte a cosí numerosi talenti della danza che, colpiti dalla delusione, si vedono costretti ad espatriare nel mondo a causa delle gravi carenze strutturali che permangono nel nostro Paese, non ostanti le annose, ricorrenti ed ormai improbabili promesse della classe politica ed amministrativa, Tozzi sottolinea in queste pagine non meno brillanti che meditate il sacrificio economico, psicologico e morale di un settore che dà l'anima da sempre ricevendo in cambio indifferenza. Lorenzo Tozzi, «Tempo di danza» Gremese, 191 pagine, 18 euro

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