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SANREMO spartiacque

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C'erano programmi e personaggi che avevano già la vittoria in tasca. Negli ultimi mesi è accaduto qualcosa che ha tolto il sonno ai dirigenti Rai che Mediaset. Una crescente difficoltà a seguire e assecondare i gusti del pubblico. Così la Rai che aveva nel varietà del sabato sera il suo punto di forza si è vista spesso scavalcare dalla concorrenza. Anche «Striscia la Notizia», programma ritenuto imbattibile, ha dovuto accumulare più di una sconfitta. È successo anche per Sanremo, considerato un avvenimento di tale importanza da costringere la Rai a sborsare tanti soldi per mantenere l'esclusiva del festival. Eppure l'auditel, misurando i gusti degli italiani, ha distrutto tutte le antiche certezze. Costretto dirigenti e autori televisivi a fare i conti con i gusti sempre meno decifrabili del pubblico. E così il dilemma tra rinnovamento e tradizione si è risolto in un'alternanza indefinita, in cui a scegliere non è una ragionata programmazione ma sono i freddi dati dell'auditel. E l'innovazione che ha bisogno di tempo, di cure, di aggiustamenti rischia di essere bloccata davanti al primo dato negativo. E allora si ricorre o all'imitazione, si pensi all'«Isola dei famosi», non molto lontana dall'idea del «Grande Fratello», o si ricorre alle consolidate certezze della tradizione. È un po' quanto è accaduto per il festival di Sanremo, una scelta innovativa quella di Renis ha fatto subito i conti con i dati d'ascolto. E così subito la formula innovativa di dare spazio ai cantanti non noti al grande pubblico ma idoli dei più giovani è stata messa in crisi. Tanto più quando nella serata dei ricordi lo share è salito impetuosamente, così come è avvenuto durante l'esibizione di Celentano, e il partito della tradizione ha ripreso il sopravvento. Messa in discussione la scelta di proporre al grande pubblico giovani e virtuosi protagonisti, una conduzione sicuramente spiritosa e poco formale. Sanremo diventa l'emblema del dilemma: rinnovamento o tradizione. E sarà questo l'enigma che i vertici Rai dovranno risolvere a partire alle prossime settimane quando dovranno decidere il futuro della manifestazione canora. E c'è da scommettere che alla fine ne uscirà un compromesso. Troppo rischioso perdere il tradizionale pubblico di Sanremo amante della melodia e legato anche a volti storici della canzone italiana per tentare di agganciare quel potenziale patrimonio di giovani che non vedono il festival ma che ascoltano musica attraverso le radio. Già perchè secondo i dati ufficiali l'età media degli spettatori di Sanremo è sempre più vicina ai 50 anni. Ma i giovani o amano altri programmi o non vedono la tv. Ma è opportuno rinunciare a una fetta così importante di mercato? Certo per avvicinare un pubblico nuovo, c'è bisogno di idee nuove. Ma l'auditel darà il tempo per far maturare nuove proposte. O queste non rischiano di essere cancellate subito ai primi segni negativi degli ascolti. Ha voglia Renis a dire che a lui interessa soltanto la vendita dei dischi, Cattaneo e il Cda Rai naturalmente hanno altri interessi. Così nel caso specifico si ripropone il quesito se il festival deve essere uno spettacolo televisivo, o una vetrina musicale. Anche in altri campi si potrebbe riprodurre lo stesso problema. L'unica cosa certa che nessuno può più vivere attaccandosi a rendite di posizione. La questione è di attualità per i padroni del video se non vogliono assistere all'emorragia di spettatori.

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