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Nel suo fortunato cimento letterario l'attrice piemontese ironizza con sagacia sulla dinamica e sui molti tic della vita di coppia

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Dopo il successo di «Sola come un gambo di sedano», dove tracciava un esilarante ritratto della vita da single, in questa seconda prova letteraria la Littizzetto ha preso in esame in termini altrettanto disincantati la vita di coppia. Il tutto, naturalmente, condito dalla solita ironia ustoria a cui la rossa attrice ci ha ormai abituati. Ecco qualche «perla» della sua filosofia. «La coppia è come la maionese. A chi riesce al primo colpo e a chi non riesce mai. Ed è un casino quando impazzisce. Hai voglia a rimescolare!». Oppure: «Qualche giorno fa mi sentivo molto Perla di Labuan, così ho mandato un Sms al mio Sandokan personale. Ti amo, ho scritto. La mia Tigre di Mompracem mi ha risposto: "Prendo atto"». Dinamica, pimpante, con la battuta sempre pronta, la Littizzetto racconta come nascono i personaggi dei suoi libri. «Per lo più si tratta di storie di amici, o di amici degli amici. Quando faccio dei riferimenti precisi, telefono agli interessati chiedendo l'autorizzazione a citarli, ma poi camuffo un po' i fatti. Vi posso assicurare che tutte le cose che racconto sono veramente accadute». Cosa pensa del successo dilagante dei libri scritti dai comici? «Ci sono persone che prima non leggevano assolutamente niente e adesso comprano i libri dei comici. E questo secondo me è un passo avanti. Sa che il mio libro ha avuto funzioni terapeutiche? Il primo presunto malato di Sars in Italia ha detto che quando era in quarantena ha letto il mio libro. Ed è guarito!». Incredibile! «Già. La realtà spesso è più comica di quanto ci s'immagini. Tutti i materiali dei miei libri sono presi dalla realtà, come il personaggio di Minchia Sabry. Era mia allieva alle medie, dove ho insegnato nove anni in una scuola di periferia, alle Vallette di Torino, che non è proprio una bellezza di quartiere. Le ragazzine allora si dividevano in due categorie: quelle belle che potevano anche essere sceme ma erano ascoltate ugualmente, e quelle decisamente racchie che nessuno considerava e che, per farsi notare, adottavano le maniere e gli atteggiamenti dei maschi. Sabry era una ragazza che parlava e gesticolava male, una specie di incrocio fra maschio e femmina. Quando iniziai a insegnare avevo diciotto anni, e lei sedici perché era una ripetente incallita; io ero piccola e mingherlina, lei alta e ben messa. Io ero appena uscita dal collegio delle suore, lei diceva parolacce di cui non sapevo nemmeno il significato». Come andò a finire? «A sedici anni finalmente le demmo la licenza media e la buttammo fuori dalla scuola. Dopo qualche anno m'invitò al suo matrimonio. Vi andai. Lei aveva indosso dodici piani di tulle e merletti e una collana di perle da fare invidia alla bella di Labuan, ma tutto sommato era carina, e non mi sembrò più la ragazza che in classe chiamavano Totò». Veniamo a lei: come sono i suoi rapporti con gli uomini? «Ho un fidanzato che è una creatura grande e meravigliosa come il mondo di Quark. È uno di quelli che in casa non sa fare assolutamente niente, ma pretende di saper fare tutto. Quando prende in mano un martello io tremo, perché per piantare un chiodo è capace di buttare giù un muro». Quali sono, secondo lei, le manie più accentuate degli uomini? «L'uso del bagno. Noi donne in bagno facciamo tutto in pochi minuti, loro ci stanno delle mezz'ore. Ma cosa fai in bagno? Risposta: penso. Ma io dico: lo deve fare proprio lì, quando avrebbe a disposizione un salotto di alcantara che ci è costato un occhio della testa? Un'altra odissea domestica è quella della doccia. Gli uomini, in realtà, non si lavano, ma stanno sotto la doccia immobili come sotto le cascate del Niagara, finché non finisce l'acqua calda e tu ti devi lavare con l'acqua gelata. Anche noi donne, comunque, abbiamo un mucchio di difetti. Siamo noiose come la pioggia e diffide

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