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INTERVISTA CON BAGLIONI

«Quando mi chiedono qual è la cosa più bella di Milano - ironizza lasciando trasparire un po' di stanchezza - rispondo il treno per Roma. Nel disco c'e' tutto quello che avevo dimenticato».
Ci vuole parlare degli altri brani dell'album?
«Il disco è caratterizzato da due elementi dominanti. Il primo è senz'altro la dignità dell'io, non inteso come ego, ma in quanto storia da rispettare. L'altro è l'amore, non quello per determinate persone ma per il mondo intero. Musicalmente è vario: si va da una rock ballad come "Sono io" a "Requiem" un pezzo con un respiro decisamente più ampio. Sembra scritto apposta per questo clima di guerra in cui viviamo. In realtà l'ho scritto sette, otto mesi fa. L'idea è quella di paragonare l'umanità ad una grande orchestra; se la guerra cerca di sopraffare il suono dell'armonia e della bellezza, spetta a noi suonare il nostro strumento e quindi il nostro cuore il più forte possibile, più forte della morte».
La condiziona l'etichetta di cantautore del "romanticismo adolescenziale"?
«A 35 anni esatti dal mio debutto sono felice di fare canzoni d'amore ed almeno cinque brani dell'album parleranno dell'amore sentimentale in senso stretto. Certo non credo alle etichette, anche perché ho scritto molto di più di quello che può essere definito in una sola volta».
Si è parlato di un suo presunto nuovo look biondo platino. Quanta importanza dà alla sua immagine?
«Dopo la catacomba lavorativa in cui ero sprofondato, mi è dispiaciuto davvero dover rientrare, accolto da una chiacchiera di questo tipo. Ma ci sono abituato e anche questo è un segno dei tempi. Qualche anno fa si parlò del mio lifting. In quel caso mi fecero sentire un operato e un cretino, anche perché mi dissero che avevo pagato molto di più di quello che in realtà costava un intervento del genere».
A proposito di senso del ridicolo: una volta ha affermato che andare in tv è come essere insieme Don Chisciotte e Lancillotto. Che rapporto ha adesso con la tv?
«A forza di essere eroici si finisce a dover fare i conti con le fregature. La tv è spiazzante, a volte ti obbliga a produrre con frenesia, altre volte con leggerezza. Ad ogni modo non ti accoglie mai in maniera vera. L'unico modo per affrontarla è quella di proporsi come personaggio televisivo. Il varietà non esiste solo perché c'è qualcuno che aziona una telecamera, ma purtroppo le idee scarseggiano sempre di più ed ecco che la tv diventa un grande videocitofono».
Il tour partirà all'indomani dell'uscita del disco. Anche questa volta ha pensato ad uno spettacolo complesso, pieno di sorprese ed effetti speciali?
«Gli spazi modificano la musica. Prendiamo l'Olimpico dove sarò il primo luglio: io so che ho a disposizione circa trecento metri di spazio da gestire. Per questo ho scelto di essere di nuovo al centro della scena».

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