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di DARIO SALVATORI SARÀ pur vero che i cd si vendono sempre meno e che il supporto fonografico ...

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Per esempio rivolgendosi alla pubblicità, un settore che non ha mai lesinato aiuti alla musica giovane, soprattutto per via del target adolescenziale, facile da raggiungere attraverso un certo tipo di musica. Se il rapporto pubblicità-dischi è ancora tutto da inventare, sembra addirittura fiorente quello pubblicità-videoclip. Ormai realizzare un buon video - considerato strategicamente importante per la diffusione del brano che si vuole lanciare - costituisce operazione costosa e a volte impraticabile con budget medio-bassi. Come fare? Impossibile pensare a qualche forma di autoriduzione dei costi: le voci regia, location, cast ed effetti hanno ormai dei loro parametri. Fino a qualche anno fa la realizzazione del videoclip promozionale oscillava fra il 30-35% dell'intero lancio promozionale dell'album; chi ha provato a ridurre queste percentuali per risparmiare si è trovato fortemente penalizzato nelle vendite. Soprattutto per quanto riguarda gli artisti più giovani, meno noti, cioè coloro che hanno bisogno di un maggior supporto. Impossibile uscire da questo cappio artistico-promozionale. Ecco allora la fredda partnership con il mondo della pubblicità, che spesso non guarda in faccia la qualità ma sa fare i propri conti. Sembrano definitivamente tramontati i tempi della pubblicità occulta, del messaggio subliminale, cioè come imporre prodotti nel modo più subdolo; oggi i pubblicitari mirano al sodo e all'immediato, anche loro non possono più contare sui rientri in tempi lunghi. Ecco allora la presenza delle multinazionali ma anche di aziende italiane con prodotti massicciamente inseriti nei videoclip. Star di prima grandezza internazionale come Fat Joe, Beyoncè e Jay-Z mettono in mostra le loro Timberland a pie' sospinto. Nelly, n.1 dell'hip hop statunitense, nel suo video «Dilemma», volendo rappresentare i disagi della vita "black in the ghetto", ostenta un palmare Nokia, maglie Footlocker e una Mercedes, che da auto degli zingari è diventata il veicolo preferito dei protagonisti del rap. Sempre la Mercedes appare dall'inizio alla fine nel video «Get the party started» di Pink, per non parlare della Bmw in «The scientist» dei Coldplay e della Citroen in «Two» dei Motel Connection. Ma ci sono casi più pittoreschi. Un camion della Federal Express che passa con esasperata lentezza in un paio di video di Jennifer Lopez, l'uso di Colgate in «Coming from the cold» dei Delgados, Eminen - un altro "martire" del rap - che tiene fisso da anni lo "swoosh" della Nike (quello che Carlo Verdone chiama "lo straccio in testa"), oppure Holly Valance che si mette le mani nelle mutande quando alle sue spalle affiora l'insegna Toyota. E in Italia? Per ora abbiamo i Flaminio Maphia, ovvero G-Max e Rude MC (ma la musica è di Neffa), che in «Ragazze acidelle» offrono un ottimo spot alla M di Mc Donalds. Fortunatamente si registra anche qualche caso che fa sorridere. Come quello che riguarda Avril Lavigne, la diciottenne ninfetta da hit, che dopo aver trovato una T-shirt con il nome di una scuola in un negozio di usato ha deciso di utilizzarla nei suoi clip. La scuola - si tratta della Wilkesboro Elementary School del Nord Carolina - è diventata improvvisamente trendy e nonostante non sia più in vendita, la maglietta, opportunamente ristampata, ha raggiunto quotazioni da capogiro.

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