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Mascherine FFP2 in Bankitalia: sì, no, forse. Le domande dei sindacati che inchiodano la Banca

mascherine

La Uil denuncia tutte le cose che non tornano sui Dpi in dotazione a Palazzo Koch. E l'istituto corre ai ripari

Dario Martini
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La Uil (ed anche la Cisl) aveva sollevato dubbi non solo sulla qualità delle mascherine acquistate per il Servizio Banconote ma anche sulla regolarità delle certificazioni riconosciute in ambito europeo per qualificare tali mascherine come dispositivi di protezione individuale FFP2 (quindi con potere filtrante delle particelle più grandi di 0,6 micron di almeno il 94%) . Il Tempo se ne era occupato ed i sindacati tornano a sollevare dubbi sull'efficacia e regolarità di quelle mascherine. Soprattutto per il fatto che queste mascherine non sarebbero certificate come Dpi (Dispositivi di protezione individuale). La Uil Banca d'Italia spiega ciò che non va e ripercorre tutta la vicenda. "Ricordiamo che i facciali filtranti (mascherine FFP2 e FFP3) devono essere certificati ai sensi di quanto previsto dal D.lgs. n. 475/1992 e sulla base di norme tecniche armonizzate (UNI EN 149:2009). Dopo le reiterate rassicurazioni della Banca ed anche del Medico Competente sulla conformità del prodotto, sulla qualifica di FFP2 e sul riconoscimento derivante da certificazione europea DPI, la UIL non soddisfatta delle sole parole ne chiedeva di visionare copia del certificato (stessa richiesta reiterata più volte anche dal RLS Fallone che nutriva dubbi analoghi ai nostri). Ricevuta dopo qualche giorno la certificazione, tra l'altro con evidenti anomalie (le riepiloghiamo alla fine), ne verifichiamo la validità sui siti governativi deputati e ne riscontriamo il mancato riconoscimento in ambito europeo e pertanto le mascherine non sono certificate DPI e quindi non è possibile definirle FFP2; tra l'altro il modello BAN non risultava neanche presente nell'elenco INAIL delle validazioni straordinarie ai sensi dell'art. 15 comma 3 del Dlgs 18/2020. La Banca, colpita probabilmente anche da articoli di giornale e notizie sul web su anomale mascherine con istruzioni cinesi consegnate ai propri dipendenti, pubblica sul sito (sezione "E' vero che ?") una replica che, secondo la loro opinione, attesta l'infondatezza dei dubbi sollevati mentre secondo noi smentisce tutte le certezze che loro hanno affermato fino alla settimana scorsa. Partecipiamo volentieri al gioco del "vero che" e chiediamo alla Banca: "È vero che la Delegazione Banca ha sempre affermato che le mascherine erano certificate DPI ed erano ufficialmente delle FFP2 ? È vero che i nostri dubbi erano generati dall'assenza sul frontale delle mascherine dell'indicazione FFP2, del marchio CE, del riferimento alla normativa tecnica UNI e delle 4 cifre che qualificano l'ente certificatore ? È vero che i DPI per essere conformi devono contenere indicazioni in italiano sul corretto utilizzo e la relativa scadenza ? (il 26 aprile scorso il Ministero della Salute ha emanato un'ordinanza allargando l'importazione e la commercializzazione di mascherine con etichetta in una delle lingue dell'Unione europea, ma non in cinese come quelle di BAN). È vero che in tutte le comunicazioni di Banca per la consegna di mascherine (anche per le filiali) si era fatto sempre riferimento alle FFP2 ? È vero che il protocollo di BAN prevede la consegna di due FFP2 al giorno e non due KN95 prive di certificato europero Dpi? È vero che il protocollo di BAN non specifica da nessuna parte che le mascherine in uso sono le KN95 equiparate, su indicazioni del Comitato tecnico-scientifico multidisciplinare della Protezione Civile, a quelle con marchio CE ? È vero che nonostante ciò è stato redatto quotidianamente un verbalino di consegna DPI dove gli operai dichiarano di aver ritirato due FFP2 e che attestano di aver ricevuto anche una formazione adeguata ed uno specifico addestramento per l'uso corretto e l'utilizzo pratico ? È vero che i produttori e gli importatori delle mascherine non certificate DPI, che intendono avvalersi della deroga citata dalla Banca per la sola fase emergenziale, devono inviare all'Istituto superiore di sanità una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarano che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa ? Se la Banca è convinta dell'infondatezza dei dubbi sollevati dai nostri precedenti comunicati perché nel comunicato web dichiara di aver cambiato fornitore e che a breve saranno consegnati DPI certificati ? Il gioco del "Vero che" è utile se si dicono le cose come realmente stanno; tra l'altro più guardiamo il certificato ricevuto e più aumentano i nostri dubbi anche sulla qualifica delle mascherine come KN95 visto la palese manipolazione (vedi cancellazione del fornitore richiedente la certificazione) e la mancanza di elementi essenziali quali il modello venduto alla Banca e il relativo brand".

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