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Coronavirus, l'hostess Alitalia è disperata: ho la febbre da giorni e non mi fanno il tampone

La donna ha lavorato a Fiumicino con passeggeri cinesi fino al 31 gennaio

redazione
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"Sono un'addetta di scalo Alitalia tengo ad usare questo termine perché quello di hostess di terra mi sembra ormai alquanto obsoleto". Comincia così il lungo messaggio che ieri sera Manuela Ranucci, dipendente di Alitalia, ha scritto a Marco Rizzo, segretario del Partito comunista, che ha reso nota la vicenda con l'assenso della lavoratrice. La donna asserisce di aver "trattato con i passeggeri cinesi riprotetti su altri voli fino al 31 gennaio" scorso. Ebbene, "sono passate 72 ore da quando ho avuto la febbre che ho tutt'ora e sono ancora in attesa di un tampone o di una visita medica". Che non si sa  quando e se saranno effettuati. Una storia che fa emergere tutte le criticità della gestione dell'emergenza, soprattutto in luoghi sensibili come gli aeroporti, a stretto contatto contatto con passeggeri in arrivo dai luoghi di origine dell'epidemia. "Ieri mattina avevo un po' di febbre alle 16.40 mi sono di nuovo misurata la febbre e avevo 38 ho chiamato subito a medico di famiglia e poi il lavoro dove mi e stato suggerito da entrambi di chiamare a 1500 per fare un tampone, dopo numerosi tentativi invano ho chiamato 112 dove hanno preso in carica la chiamata senza avere nessuna risposta", scrive la donna che non sa più a chi rivolgersi. "La sera ho chiamato di nuovo il 112 e mi e stato detto che il mio caso sarebbe stato gestito e inoltrato alla Asl 3 di competenza suggerendomi di rimanere comunque in isolamento e di non avere contatti di nessun tipo, stamane ho chiamato la Asl 3 di competenza, e mi è stato detto che non è certo che mi venga fatto i tampone nel mio caso e che avrò una risposta in giornata e di stare tranquilla. Ecco non so in questa situazione come si possa riuscire a stare tranquilli quando mi accorgo e vedo continuamente mancanza di informazione, incoerenza decisionale, inadempienza da parte di chi ha potere di tutelare i subalterni sul posto di lavoro". La donna spiega di aver prestato servizio per Air China fino al 29 gennaio "e quel giorno mi sono dovuta rifiutare di lavorare e fare una lotta serrata insieme ai miei colleghi per avere la maschera dal caposcalo e da una una mia collega. A questo punto credo che di fronte alle misure drastiche che si stanno adottando visto l'aumento dei  contagiati dal coronavirus, vorrei chiedere se per noi esiste qualche tutela qualche forma di prevenzione o se come sempre dobbiamo fare alla Fantozzi o alla speriamo che io me la cavo". La donna viene addirittura informata di essere in quarantena a sua insaputa, salvo poi capire che si tratta di una sorta di reperibilità telefonica. "Questa mattina con 37.5 di febbre chiamo la Asl che mi consiglia di evitare contatti e di uscire a fare la spesa e che in giornata mi avrebbero dato delle risposte circa il tampone da effettuare alle 19 non avendo avuto alcuna chiamata chiamo il 112 che mi informa di essere stata messa in quarantena dal medico di famiglia. lo incredula chiamo il medico di famiglia che assolutamente nega di aver avviato una procedura tale per cui credo nella mia ignoranza serva che qualcuno perlomeno mi visiti per accertare se ho una banale influenza o un contagio da virus, al che subito dopo alle 20.30 mi chiama la Asl e mi dice che il tampone nel mio caso è previsto e che se lo voglio fare devo io chiedere al medico di famiglia o recarmi di persona nelle strutture ospedaliere". "Inoltre mi suggeriscono di curarmi come se avessi un'influenza e di chiedere al medico di famiglia altri giorni per poter monitorare meglio l'andamento febbre e che in realtà non sono in quarantena come mi aveva detto il 112 ma che sono sorvegliata telefonicamente e che l'aeroporto di Fiumicino non è considerato né area a rischio né focolare di epidemia. Ora lascio a voi eventuali psicosi e considerazioni". 

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