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"Io sull'aereo del Coronavirus per portare a casa gli italiani"

Il viceministro della Salute Sileri racconta il viaggio da Wuhan, la città focolaio del Coronavirus. A bordo anche il 29enne che poi si è ammalato

"Io sull'aereo del Coronavirus per portare a casa i nostri"

Avere paura, ai tempi del Coronavirus, è un sentimento diffuso. Anche in Italia. Cominciamo da qui l’intervista con il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri. Lui, che su quell’aereo che ha riportato i nostri connazionali in Italia, da Wuhan, epicentro del virus in Cina, c’era.

Adesso che uno di quegli italiani è risultato positivo, come si sente il viceministro? Glielo abbiamo chiesto in questa intervista.
«Guardi, non ci ho pensato ed ho ragionato da medico, non da politico. Viene spontaneo fare qualcosa in cui credi e che devi. Quante volte, voi giornalisti, andate a cercare una notizia, magari rischiando in termini di pericolo fisico oppure legali?».

Ci è voluto coraggio ad andare Wuhan?
«Il coraggio serve sempre nella vita. Sull’aereo di ritorno da Wuhan il velivolo era diviso in tre aree, con una zona rossa. Ci sono momenti che fanno parte del lavoro e della vita, a cui non ci possiamo sottrarre».

Torno sulla paura. Ne ha?
«La paura credo sia normale quando arriva un virus nuovo, di cui non si conosce la potenziale letalità. Ma davanti alla paura bisogna essere sempre razionali, guardando soprattutto i numeri di incidenza del contagio».[/RISPOSTA]

Essere razionali. Come?
«Mettendo in...

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