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La polemica

Il sindaco di Sorrento vieta i matrimoni gay nel chiostro di San Francesco: "Ma non è omofobia"

Il sindaco di Sorrento vieta i matrimoni gay nel chiostro di San Francesco: "Ma non è omofobia"

Stop alle unioni civili. Non un caso di omofobia, quello del diniego d'uso del chiostro di San Francesco a Sorrento per l'unione fra Vincenzo da Ardea ed Eriberto Vasquez Ciro, ma una questione di rispetto dei frati Francescani che in quel luogo hanno servitù di passaggio e che hanno già detto all'amministrazione comunale che i matrimoni in quel luogo erano diventati troppo frequenti.

Nei giorni scorsi la coppia omosessuale, che poi celebrerà l'unione il 25 maggio prossimo a Piano di Sorrento presso Villa Fondi, aveva chiesto di poter celebrare il rito in uno dei punti suggestivi di Sorrento, un antico chiostro tra la chiesa e il convento, di proprietà del comune. Il sindaco Giuseppe Cuomo aveva risposto loro che per ragioni di buon senso e di rispetto per i frequentatori abituali del complesso conventuale la location non era disponibile, invitando i due fidanzati a servirsi di Villa Fiorentini, del museo Correale o di altre splendide opportunità nella cittadina del napoletano.

"Quella sede ha una storicità e una sacralità particolare e, siccome la Chiesa è contraria all'unione di persone dello stesso sesso, abbiamo concordato di non far celebrare lì i matrimoni gay", ha spiegato il sindaco. Le unioni civili a Sorrento "si possono celebrare nella casa comunale, nel Museo Correale e in Villa Fiorentino, sedi che sono prestigiosissime", sottolinea Cuomo che confessa: "Mi aspettavo le polemiche, sono consapevole dell'attenzione che c'è sul'argomento. Sapevo che al primo rifiuto sarebbe scattata la polemica. Ma non cambiamo idea", conclude. 

E anche padre Antonio Ridolfi, superiore del convento, sottolinea che "qui c'à il rispetto per la persona. Ma questa è richiesta comporta difficoltà oggettive. Non è per omofobia, ci sono celebrazioni religiose in chiesa".

È anche vero che nel chiostro si celebrano matrimoni, circa 200 in media l'anno, soprattutto di cittadini stranieri, ma padre Ridolfi precisa che "ribadiamo da tempo al sindaco che anche quelle celebrazioni sono poco rispettose della natura religiosa del luogo. Quei matrimoni stavano incrementandosi e abbiamo detto che ci voleva un limite". 

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