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Amanti diabolici in corsia, spunta il ricatto: "Se non mi assumete racconto tutto "

Katia Perrini
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Nelle carte dell'inchiesta sugli amanti diabolici che avrebbero ucciso almeno undici pazienti, non solo nell'ospedale di Saronno, in provincia di Varese, spuntano anche i ricatti. Tra gli indagati figura infatti un medico, la dottoressa Simona Sangion. I vertici del nosocomio, infatti, per salvare il buon nome della struttura, avrebbero creato un bando ad hoc per poter assumere la Sangion che aveva scoperto il cosiddetto "protocollo Cazzaniga", dal cognome dell'anestesista finito in manette assieme all'amante infermiera Laura Taroni. "Avviserò i parenti dei pazienti morti che un medico del reparto li ha ammazzati" si sfogava al telefono Simona Sangion con il primario Nicola Scoppetta per il quale il gip ha però negato i domiciliari. Il suo contratto era in scadenza e aveva appena scoperto che il suo nome era stato cancellato dal piano turni in corsia. La donna è indagata per falso ideologico in atto pubblico. Gli investigatori ritengono che abbia aiutato Laura Taroni a falsificare le analisi del sangue del marito, che l'infermiera avrebbe ucciso somministrandogli un farmaco per diabetici.  Quando arriva l'avviso di garanzia che le contesta il reato, la dottoressa Sangion non si perde d'animo e continua a chiedere di essere assunta. Si fa promettere dal direttore di presidio Paolo Valentini che avrà quel posto di lavoro. "Stiamo preparando il bando di concorso per rinnovarti l'incarico", le assicura il primario Scoppetta al telefono. Sangion ce la fa. Si iscrive al bando indetto dall'ospedale e viene assunta. L'inchiesta, partita dalla denuncia di un'infermiera, rivela che in molti sapevano delle morti sospetti ma hanno taciuto. Gli indagati al momento sono quattordici.  Intanto, mentre la Regione Lombardia ribadisce l'intenzione di andare a fondo sul caso del medico e dell'infermiera arrestati con l'ipotesi di reati commessi tra il 2012 e il 2013, Palazzo Lombardia ha annunciato la costituzione di una Commissione d'inchiesta regionale sulla vicenda, e ora l'assessore al Welfare Giulio Gallera spiega che «circa la gestione delle procedure da parte del dottor Cazzaniga», l'anestesista sotto accusa, «era stata svolta dall'azienda ospedaliera di Busto Arsizio un'inchiesta finita senza sanzioni. Vogliamo capire perché il fenomeno non è emerso allora e se ci sono delle responsabilità da parte dell'allora direzione nell'attività di controllo. Quando e se ci saranno i presupposti ci costituiremo parte civile». Ieri, intervistato da Pomeriggio Cinque, Nunziatino, il figlio di una delle vittime ha spiegato: «Mio padre è stato ricoverato in ospedale per un femore rotto ed era cosciente e interagiva con i miei figli quando è entrato in pronto soccorso. Dopo un po' di tempo che lo stavano visitando hanno comunicato ai miei figli che mio padre era morto. Siamo rimasti shockati per questa morte improvvisa. Sono allibito da questi arresti, ci sono rimasto molto male».

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