Ancora scintille fra Turchia e Russia. A distanza di due giorni, ieri il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha replicato alle dichiarazioni del presidente russo, che nel discorso di fine anno aveva di nuovo fatto riferimento all’abbattimento del jet Sukhoi 24 impegnato nei raid contro l’Isis in Siria. «Qualcuno della leadership turca ha deciso di leccare gli americani in un certo posto, ma non so se il suo calcolo è stato corretto o no, se gli americani ne hanno davvero bisogno», ha detto Vladimir Putin. Forse, ha aggiunto, «c'era un tacito accordo a un qualche livello» con una terza parte, qualcosa del tipo, "noi abbattiamo l'aereo russo e voi non dite nulla se noi occupiamo parti dell'Iraq"». Il presidente russo ha aggiunto che in ogni caso il calcolo della Turchia si è rivelato sbagliato, perché «la Russia non è un paese che scappa», ma anzi ha aumentato la sua presenza militare nella regione. Davutoglu ha replicato che il governo turco «non prende sul serio» le frasi del presidente russo. Ankara, ha sottolineato, non userà il linguaggio «offensivo e poco diplomatico» di Putin. «Forse sta ricordando i suoi vecchi tempi al Kgb. Ma il Kgb è morto da tanto tempo. L'era della propaganda in stile sovietico è storia. Tutte le dichiarazioni che fa, il mondo le schernisce con sarcasmo. Non possiamo prenderle sul serio», ha affermato Davutoglu. «Le dichiarazioni di Putin - ha proseguito il primo ministro turco - non si adattano alla natura del mondo moderno o alle relazioni turco-russe. Per questo, invece di rispondere alle sue affermazioni nello stesso modo, sorrido e basta. Prendere le sue dichiarazioni sul serio sarebbe un insulto». Da parte loro gli Stati Uniti hanno fatto sapere di non avere informazioni dettagliate sull'abbattimento del Sukhoi da parte degli F-16 turchi, ha riferito il segretario di Stato Usa, John Kerry, in un'intervista all'emittente tv russa "Vesti". «Abbiamo alcune indicazioni dal nostro radar e ci siamo fatti un'idea di quanto accaduto, ma penso che sia in corso un processo formale e uno scambio di informazioni, per questo non voglio commentare», ha spiegato il capo della diplomazia Usa. Barack Obama, nella conferenza di fine anno - poco prima della notizia sull'adozione della risoluzione Onu sul cessate il fuoco - ha reclamato l'uscita di scena di Assad, «per fermare la carneficina e per consentire a tutte le parti coinvolte di andare avanti in modo non settario». Secondo Putin, invece, sono i siriani a dover scegliere il loro leader ma prima devono essere «eliminati» dal paese i terroristi. I negoziati cominceranno a gennaio, ma tra Mosca e Washington c’è ancora qualche dettaglio da definire sulla lista degli invitati e delle organizzazioni che vanno definite terroriste (oltre ad al-Nusra e Isis) e dunque da escludere. Per la Russia, comunque, non ci sono problemi a collaborare con tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria e nei tentativi di risolverlo, neppure se sono contrapposte come l'amministrazione Usa e il regime di Damasco. Per Mosca, la transizione politica in Siria non dovrebbe durare «più di un anno e mezzo», si è augurato Serghei Lavrov, ministro degli Esteri russo.
Guerra di insulti e accuse fra Turchia e Russia
Il premier Davutoglu replica alle dichiarazioni di Putin: "Non lo prendiamo sul serio"
