Attualità

Nuova pista per il «mostro di Firenze»

I carabinieri cercano di fare luce sull’esistenza del mandante degli omicidi Sentiti i familiari di un imprenditore tedesco: davanti alla sua villa uno dei delitti

Nuova pista per il « mostro di Firenze» I carabinieri cercano di fare luce sull’esistenza del mandante degli omicidi Sentiti i familiari di un imprenditore tedesco: davanti alla sua villa uno dei delitti Vincenzo Imperitura n A distanza di quasi 50 anni dalle prime vittime, l’indagine sugli omicidi del « mostro di Firenze» potrebbe prendere nuovo vigore. Secondo alcune indiscrezioni infatti i carabinieri del Ros di Firenze starebbero eseguendo nuovi accertamenti sugli otto duplici omicidi che terrorizzarono la campagna toscana tra la fine degli anni ’60 e la metà degli ’80. Nuovi interrogatori e vecchie conoscenze che sarebbero state rispolverate dagli inquirenti fiorentini nel tentativo di fare luce soprattutto sul «secondo livello» dell’intera vicenda. Oltre ai «compagni di merende» (Pacciani, Vanni e Lotti, i tre principali indiziati di essere gli esecutori materiali degli omicidi) gli inquirenti (sia di Firenze che di Perugia) hanno più volte ipotizzato che i tre lavorassero sotto contratto di un fantomatico gruppo che avrebbe ordinato le esecuzioni. Ipotesi suggestive che puntano al mondo dell’esoterismo e della massoneria e che chiamano in causa professionisti toscani e umbri. Le (nuove) indagini sul primo serial killer della storia italiana punterebbero proprio in questa direzione e in particolare l’attenzione degli investigatori sarebbe puntata verso la penultima delle mattanze, quello del settembre del 1983 quando due turisti tedeschi, Jens Uwe Ruesch e Horst Meyer, vennero trovati uccisi a Giogoli. I due turisti erano entrambi uomini, mentre il mostro aveva ucciso fino a quel momento solo coppiette: gli inquirenti dissero che in quel caso il killer fu portato all’errore dalla folta chioma di una delle vittime. Secondo indiscrezioni, negli ultimi tempi, i carabinieri avrebbero cercato notizie su un imprenditore di origine tedesca e che avrebbe vissuto in una villa a una manciata di metri dal luogo dell’omicidio. Ad essere ascoltati dagli inquirenti sarebbero stati alcuni amici e parenti dell’imprenditore, morto da tempo. Appena pochi mesi fa poi, gli inquirenti avevano anche acquisito la copia di un reportage giornalistico che, mettendo a confronto le conclusioni dei vari procedimenti penali e le nuove analisi di alcuni esperti, avevano ipotizzato che l’ultimo omicidio del « mostro» – quello di una coppia di francesi nel settembre 1985 – potesse essere retrodatato di un giorno. E così, dopo quasi mezzo secolo dal ritrovamento dei corpi senza vita di Antonio Lo Bianco e Barbara Locci, i due amanti trucidati in una stradina sterrata vicino al cimitero di Signa, il caso del mostro di Firenze torna alla ribalta dei media. E di colpi di scena in effetti la vicenda delle coppiette trucidate e mutilate tra le province di Firenze e di Prato ne ha avuti a pacchi. Dal «modus operandi» che prevedeva sempre l’assalto con una Beretta calibro 22 «long rifle», alle mutilazioni sui corpi delle donne, fino al macabro invio di un lembo di materiale organico di una delle vittime spedito per posta alla procura fiorentina appena poche ore prima del ritrovamento dei cadaveri. E poi i tre accusati, che sembrano venire fuori da un testo teatrale: Vanni e Lotti furono condannati in via definitiva per alcuni degli omicidi e Pietro Pacciani, l’imputato principale del procedimento, che morì prima del nuovo processo d’appello deciso dai giudici di Cassazione dopo essere stato prima condannato e poi assolto da sette degli otto duplici omicidi e che si era sempre definito come un semplice «lavoratore della terra agricola».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.