Attualità

Mafia, maxi sequestro da 1,6 miliardi di euro

Operazione da record. Duro colpo per l'impero Virga del calcestruzzo

La scure della Direzione investigativa antimafia di Palermo questa volta si è abbattuta sull'impero dei Virga, fatto di calcestruzzo e appalti. Beni immobili e mobili, rapporti bancari, e imprese per oltre un miliardo e 600 milioni di euro, riconducibili ai fratelli Carmelo, Vincenzo, Anna e Francesco Virga, imprenditori originari della provincia di Palermo. Il sequestro, rappresenta, per valore complessivo, uno dei più ingenti mai operati. Il provvedimento, che trae origine da una proposta del direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla, ed emesso dal presidente della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo Silvana Saguto, trae origine dalle complesse indagini economico-patrimoniali, effettuate dagli investigatori antimafia d'intesa con il procuratore aggiunto Bernardo Petralia, evidenziando come i Virga abbiano beneficiato del determinante appoggio di Cosa nostra per l'aggiudicazione di lavori e di appalti pubblici nel settore dell'edilizia. Infatti, gli stessi, appartenenti alla famiglia mafiosa di Marineo, legata al mandamento di Corleone, sono riusciti, nel tempo, a sviluppare e a imporre il loro "gruppo imprenditoriale" anche attraverso il cosiddetto "metodo Siino", consistente nell'organizzazione di "cartelli" tra imprenditori, per l'aggiudicazione pilotata degli appalti pubblici. L'imprenditore aveva presentato numerose denunce contro il racket delle estorsioni. Le sue testimonianze avevano consentito di arrestare cinque persone ritenute i capimafia e gli esattori di Misilmeri. L'operazione dei carabinieri - nel corso della quale finirono in manette Francesco Lo Gerfo ritenuto il capomafia di Misilmeri, e Stefano Polizzi, presunto estorsore sul quale si sono concentrate le testimonianze - portò anche allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Misilmeri. Nel 2010, tra maggio e novembre, Polizzi avrebbe chiesto il pizzo proprio al cantiere edile di Virga minacciandolo. "Ricordati che hai dei figli, mi hanno detto", aveva raccontato agli investigatori. "Quando Polizzi è venuto nei nostri uffici - aveva aggiunto - ha affrontato mio zio molto animatamente. Li ho visti discutere da una finestra all'interno della nostra azienda a Marineo. Nella zona tutti sapevano quello che faceva Polizzi. Mio zio l'ha mandato via dicendogli che non avrebbe avuto un centesimo, ma si è ripresentato successivamente". Virga da quel momento era diventato un simbolo. Uno degli imprenditori antiracket che aveva avuto il sostegno delle associazioni Addiopizzo, Libero Futuro e Fai.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.