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Salvate i clandestini dalla retorica sinistra

Un mese fa Gentiloni invitava ad evitare inutili allarmismi Un’emergenza negata dai benpensanti rossi: «Nessuna minaccia»

Macedonia di errori di valutazione, luoghi comuni, richiami all’Europa (due domande: ma ai vertici chi va? Ma chi ha avuto la presidenza del semestre fino a gennaio?) zuccherosi inni al multiculturalismo. Prima regola: tranquillizzare, e far calare l’anatema della «speculazione» su chi indica quella che ogni giorno di più si delinea come una catastrofe umanitaria. Così, poco più di un mese e mezzo fa, il 6 marzo scorso, di fronte alle stime di Frontex che preventivava gli arrivi per quest’anno tra il 500 mila e il milione, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni assicurava che «non serve sollevare allarmi e allarmismi», ma al contrario, quello che serve è «un maggiore impegno di noi Italiani e dell’Europa per fronteggiare il fenomeno». Un maggiore impegno di noi italiani? Ancora? Evidentemente sì, lo ha chiesto anche il Viminale alle Prefetture, invitandole ad individuare luoghi idonei in cui dislocare i migranti. Chiaro che gli enti locali, già costretti ad affrontare crisi sociali, non l’abbiano presa benissimo. Ma Lapo Pistelli, vice di Gentiloni, la prende con poesia, «teniamoci per mano», ha detto, «non è il momento dello scarico di responsabilità ma è il momento di fare ciascuno la sua parte». D’altronde, come ha affermato la Presidente della Camera Laura Boldrini, «non possiamo pensare di essere autosufficienti e autarchici e considerare la migrazione una minaccia. C’è chi vuole questo ma è in una dimensione fuori tempo». Tranquilli quindi. Tutto alla grande. Anche quando, magari, l’aria che tira si capisce da dodici immigrati cristiani che vengono scaraventati giù dal gommone da una quindicina di musulmani. Tanto, come ha detto sempre la Presidente, nelle imbarcazioni su cui transitano i disperati «ci sono sempre livelli di sopraffazione» e oltretutto «non credo che queste persone abbiano fatto una discussione teologica a bordo». Quindi no, la questione religiosa non esiste. D’altronde non può mica essere che qualcuno in Africa o in Asia abbia un’idea un tantino bellicosa verso i cristiani. E l’Europa? Sì, forse lì qualcosa c’è da dire, anche da sinistra. Persino da Cecile Kyenge, l’ex ministra all’integrazione che sogna un Presidente della Repubblica nero e vuole che l’Italia ripristini Mare Nostrum. «L’Ue deve trovare soluzioni vere all’emergenza profughi del Mediterraneo», aveva detto, anche lei, il 6 marzo. Eppur qualcosa si muoveva. Stando almeno alle parole del sottosegretario Sandro Gozi, che sul tema, il 17 marzo, registrava un cambiamento in ambito europeo. «A confronto con i primi dibattiti di un anno fa, mi sembra che abbiamo abbattuto una barriera», sulla consapevolezza che «è una questione che riguarda tutti». Già, si è visto.

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