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La Russia impazzisce per il boss di Ostia

Liberato il luogotenente dei Fasciani arrestato in pizzeria a San Pietroburgo. Oltre 200 giornalisti in aula. È diventato una star, le televisioni se lo litigano

Dopo un arresto in grande stile, con irruzione di agenti dell’Interpol nella pizzeria di San Pietroburgo dove lavorava, Nicola Di Mauro è stato liberato su ordine dei giudici russi. Conosciuto in Italia come il braccio destro di Carmine Fasciani, boss dell’omonimo clan di Ostia, il 34enne romano per i sanpietroburghesi è il pizzaiolo più bravo della città. E ora, dopo il blitz, è diventato una star contesa da tutte le tv. Già condannato in primo grado per narcotraffico, Di Mauro è ora accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al controllo di stabilimenti balneari, ristoranti, bar e negozi sul litorale laziale. Fino ad agosto 2013 lavorava come direttore del Faber Village, al centro dell’inchiesta della Dda di Roma. È l'unico scampato al blitz della Guardia di finanza di Roma, che il 4 marzo 2014 con l’operazione Tramonto ha portato all'arresto di 15 persone affiliate al clan Fasciani, su ordine del procuratore capo Giuseppe Pignatone, dell’aggiunto Michele Prestipino e del sostituto Ilaria Calò. Don Carmine, per la precedente inchiesta «Nuova alba», è stato condannato lo scorso gennaio a 28 anni di carcere. I pm della Dda, dopo aver scoperto che Di Mauro (l'unico rimasto latitante) si era trasferito a San Pietroburgo, hanno chiesto alle autorità russe di arrestarlo, per poi procedere all’estradizione in Italia. L’Interpol lo ha prelevato mercoledì scorso dalla pizzeria del centro commerciale Raduga, mentre aveva le mani in pasta. Un’operazione in grande stile che ha suscitato un grande clamore mediatico: «Cosa Nostra in Russia», hanno titolato i giornali locali, non sapendo che quella dei Fasciani è considerata una mafia autoctona, nata sul litorale romano e indipendente da quella siciliana. Dopo che Di Mauro ha trascorso 4 giorni in una cella della stazione di polizia (di cui due notti seduto su uno sgabello), il tribunale di San Pietroburgo ha ritenuto carente la documentazione per la cattura inviata dalla Procura di Roma e ha ordinato la scarcerazione. «Secondo i giudici gli atti della richiesta di estradizione erano carenti - ha spiegato l’avvocato Daniele Francesco Lelli - in particolare è stata stigmatizzata l’assenza di chiarimenti da parte del Governo italiano in merito alla recente sentenza della Cassazione, che ha annullato la pronuncia del Tribunale del riesame sulla fondatezza dell’esigenza cautelare». Se il procuratore di San Pietroburgo entro tre giorni non presenterà appello, l’estradizione sarà negata. Circa 200 giornalisti hanno chiesto l’accredito per partecipare all’udienza di ieri, a testimonianza del grande interesse che la vicenda ha suscitato in Russia. Il braccio destro del boss Carmine Fasciani è diventato l’uomo più richiesto dalle tv. Sui social network impazzano i commenti a suo favore: «Può un capo mafia svegliarsi alle 6 del mattino per lavorare in una pizzeria a 1.000 euro al mese? Liberatelo!»

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