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Sul bus di notte nel Bronx romano tra pestaggi, sassaiole e agguati

La periferia di Roma dopo il tramonto si trasforma e i rischi aumentano. Protagonisti, loro malgrado, sono gli operatori dei mezzi pubblici

 

Sassaiole, aggressioni, risse sui bus in movimento. E ancora, smercio di droga e prostituzione ai capolinea.

La periferia di Roma dopo il tramonto si trasforma e i rischi aumentano. Protagonisti, loro malgrado, sono gli operatori dei mezzi pubblici, che al calare della notte sentono l’adrenalina salire e la tensione prendere il sopravvento. Gli autobus di superficie, in particolare, raggiungono tutti i giorni strade e quartieri off-limits, spesso trasformati in zone franche. «In rimessa – scherza amaramente Francesco, giovane autista dell’Atac – si dice che non sei nessuno se non sei mai rimasto coinvolto in una situazione di reale pericolo».

Di episodi gravi, in realtà, sembra essercene per tutti. Lo scorso week-end sono state ben tre le aggressioni, una a sera: un operatore di stazione aggredito alla fermata Giulio Agricola della Metro A, una rissa fra nordafricani a colpi di vetri rotti a bordo del treno leggero Termini-Giardinetti, ma soprattutto la sassaiola, opera di alcuni teppisti (uno di loro, 17enne, e’ stato fermato dalla Polizia), che domenica sera ha visto una pietra infrangere i vetri del bus 556, nel quartiere Tor Tre Teste, e ferire lievemente due passeggere. Nell’ultimo mese, il sindacato di autisti, Cambia-Menti, ha contato circa 15 aggressioni, ben 850 dall’inizio dell’anno, nella periferia sud-est.

TOR BELLA MONACA

Coadiuvati da alcuni autisti dell’Atac abbiamo deciso di vivere in prima persona le linee del terrore. Per tre notti. E non potevamo non partire da Tor Bella Monaca, teatro costante nei racconti dei conducenti. Sono le 22.30 e siamo sul 20 Express. All’altezza di via dell’Archeologia, il nostro «Virgilio», Francesco, si gira verso di noi: «Siamo all’R5, chissà se ci sono le vedette a farci cambiare stradaà». «In che senso?», domandiamo pensando che in realtà si trattasse di una leggenda. «A volte chiudono la strada con le auto – racconta - e dicono all’autista di deviare sullo stradone». Anche al capolinea accadono cose strane: «Durante i 10 minuti di sosta – ci dice un altro conducente - vedo persone salire e scendere, e scambiarsi cose. Io sto qui, mi fumo la mia sigaretta, e me ne vado».

FRA SASSI E BOTTIGLIE

E le sassaiole? «A volte succede – racconta lo stesso autista – su via Cambelotti, specialmente il fine settimana: tirano sassi, bottiglie e roba varia. Perché non denunciamo? La maggior parte delle volte non portano danni alla vettura e neanche ci colpiscono». In realtà, dai racconti dei conducenti, quella del tiro al bus sembra essere diventata una sorta di moda. Come ammette Pietro, tranviere della linea 19 al capolinea di piazza dei Gerani, a Centocelle: «A me personalmente hanno tirato le arance – racconta, quasi divertito – A via Bresadola, certi Tarocchi enormi. Un rischio grosso, perché quelli sono come sassi». Pietre vere, invece, erano quelle che hanno colpito il 556 in via Tovaglieri, in transito fra le case popolari di Tor Tre Teste. Prendiamo anche quella linea, ma nel piazzale da dove domenica scorsa è partita la sassaiola, troviamo solo un gruppo di ragazzini che si divertono a farci gestacci volgari con le mani.

LUCCIOLE E UBRIACHI

Non solo teppisti e «giri strani», ma anche prostituzione e risse. Il caso eloquente è quello del capolinea del 313, in via Longoni, nel quartiere Tor Sapienza. Anche a uffici chiusi, il bus sosta di fronte a un chiosco di fronte all’ingresso dell’Inps, che dopo le 21 si trasforma in un raduno di trans e protettori. «Qui alcune settimane fa – racconta Giuseppe, mentre saliamo a bordo del bus vuoto – un trans e’ uscito dalla siepe, con il volto insanguinato, brandendo una bottiglia rotta e si stava dirigendo verso l’autobus fermo al capolinea. L’autista, una ragazza, ha fatto appena in tempo a chiudere le porte e a scappare via». Il sindacato Cambia-Menti ha chiesto ufficialmente lo spostamento del capolinea, ma l’Atac ancora non ha risposto. «Purtroppo, io per primo, abbiamo quasi più paura della reazione dell’azienda che dei pericoli stessi – spiega l’autista, al quale promettiamo anonimato – così queste piccole vertenze perdono forza». Qualche risultato, invece, si sta ottenendo sulla Termini-Giardinetti, dove sabato sera il conducente Alessandro è stato coinvolto, suo malgrado, in una rissa fra ubriachi a Tor Pignattara. «Stanno migliorando l’illuminazione e la sorveglianza sui binari – raccontano alcuni macchinisti, durante il viaggio – ma ci sarebbe ancora molto da fare. D’altra parte, non è facile la nostra posizione agli occhi dei datori di lavoro».

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