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IL CASO

Vaccini "contaminati" contro la meningite

L’Agenzia del Farmaco ritira le fiale: "Riscontrata presenza di ossido di ferro e acciaio inossidabile". Le dosi "tossiche" iniettate ai neonati e nessuno conosce i rischi. Scoppia il panico

L’Agenzia Italiana del Farmaco comunica il ritiro del vaccino «Meningitec» e getta nel panico centinaia di genitori. È il 13 ottobre quando l’Aifa pubblica sul sito istituzionale la notizia: «Nelle fiale ossido di ferro e acciaio inossidabile». Ed elenca i lotti contaminati. Mamme e papà lo scoprono per caso e il tam tam sulla rete è velocissimo: ai loro figli è stato iniettato il farmaco, il codice sui talloncini applicati sopra ai certificati di vaccinazione corrisponde a quello dei lotti contaminati e ritirati. Dalle Asl, che dopo il provvedimento rispediscono tutto al mittente, non arriva nessuna comunicazione agli utenti su rischi ed effetti. Prima della notizia del ritiro l’unica certezza dei genitori dei bambini ai quali il vaccino contro la meningite è stato iniettato è che il richiamo per la seconda dose risulta «indisponibile», senza ulteriori spiegazioni.

Scoppia il caso. E il giallo: lotti contaminati? A rischio? Nella lista dei vaccini ritirati pubblicata dall’Aifa ci sono fiale già scadute. Nella Capitale i vaccini «incriminati» sono stati iniettati anche su neonati di 6 mesi. Un caso risulta nella Asl Roma B, un altro nel distretto della Roma C. L’Agenzia, contattata da Il Tempo per tutto il giorno, risponde solo a fine serata inviando un comunicato: «Il provvedimento - spiegano- si è reso necessario poiché la ditta (...) ha segnalato all’interno delle fiale la presenza di corpo estraneo color arancio rossastro, identificato come micro residui metallici». E poi sottolineano: «Non sembrano emergere evidenze di reazioni avverse ricollegabili al difetto di qualità dei lotti ritirati in Italia». Ma la valutazione sarà comunque sottoposta all’esame della Commissione Scientifica dell’Aifa il prossimo 21 ottobre. Le segnalazioni sospette, in realtà, sono state ricevute nell’arco degli ultimi due anni proprio attraverso la rete nazionale di farmacovigilanza. Secondo i bene informati la reazione, in caso di iniezione di dose contaminata, dovrebbe verificarsi immediatamente, creando irritazione e arrossamenti locali ma nessuno conosce davvero i rischi nel lungo periodo.

«Ad oggi - sottolinea l’Aifa - non risultano segnalazioni degli operatori sanitari della presenza di colore rossastro nelle fiale, il che fa presumere che le confezioni utilizzate, pur appartenenti ai lotti ritirati, non siano coinvolte». Ma sul numero di dosi contaminate, iniettate e ritirate dall’Italia l’Agenzia del Farmaco non risponde.

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