C’è crisi anche di lieto fine nelle storie. Che potesse averne uno quella di Daniza, l’orsa in fuga nei boschi del Trentino, era altamente improbabile, anche se la speranza è benzina delle favole. E così una nota della provincia di Trento ci avvisa, glacialmente ligia al dovere, che «in ottemperanza all’ordinanza» che ne prevedeva la cattura, « dopo quasi un mese di monitoraggio intensivo, la scorsa notte si sono create le condizionri per intervenire, in sicurezza, con la telenarcosi. L’intervento della squadra di cattura ha consentito di addormentare l’orsa, che tuttavia non è sopravvissuta». Tradotto: noi ci abbiamo provato a non farle del male, ma non ha retto l’anestesia. Quindi, The End. Di una vicenda che è diventata mini epopea in poco meno di un mese. Da quando cioè, la mattina di Ferragosto, Daniza, poco più di diciott’anni, aveva aggredito, in un bosco vicino Pinzolo un cercatore di funghi che si era avvicinato troppo ai suoi due cuccioli. Va bene che l’uomo in questione, un tecnico delle funivie di 38 anni, è soprannominato Carnera per via della sua stazza. Ma un orso è un orso. Per di più quaranta punti di sutura non sono stati, di certo, l’esito peggiore di una reazione istintiva di una madre a difesa della sua prole. Però come la natura fa il suo corso anche la politica amministrativa, spesso, crede di dover fare il suo. E così era stata emanata dalla Provincia autonoma di Trento un’ordinanza che ne disponeva la cattura. Dunque, la fuga dell’orsa. Spettacolare nella sua involontarietà. Accompagnata da quelle aureole mediatiche che questo tempo sa costruire così bene. Una serie di gruppi Facebook (il cui principale, «Io sto con Danizia» ha superato le 10 mila adesione), un diffusissimo hastag su twitter. Oltre ad un fiume di dichiarazioni tri partisan (considerando anche M5S) dei politici, che o chiedevano il ritiro dell’ordinanza, oppure criticavano la gestione del piano di reintroduzione degli orsi nelle zone interessate. Insomma, le larghe intese attorno ad un animale, che sfuggiva alle trappole ma continuava nella sua sfida agli inseguitori nella maniera più congeniale, attaccando allevamenti qua e là. Tanto che qualche giorno fa il Sindaco di Bocenago, comune poco superiore ai 400 abitanti nella zona di Trento, aveva promesso di prendere lui stesso il fucile. Rambo contro il Grizzly. Non ce n’è stato bisogno, perché l’epilogo è arrivato da sé. E ora, chiaro, è il momento delle reazioni. I Verdi, che con Green Italia hanno organizzato ieri un «presidio volante» a Piazza del Pantheon a Roma tingendosi le mani di rosso a simboleggiare il sangue, si chiedono perché il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti non abbia fermato la caccia a Daniza. L’Enpa, Ente Nazionale della protezione animali, del ministro chiede addirittura le dimissioni. In effetti, Galletti aveva sposato la linea della cattura, tanto che il 22 agosto, in un’intervista ad Avvenire, dichiarò: «Daniza sarà catturata e finirà in Trentino in un’area protetta. E i piccoli –sempre dagli studi scientifici- sopravvivranno soli». Della stessa idea però non era il Corpo Forestale dello Stato che, in una lettera inviata nel mese di agosto al Direttore Protezione Natura del Ministero dell`Ambiente e al Presidente dell`Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, aveva esternato forte preoccupazione per la sopravvivenza dei cuccioli dell`orsa. Forse anche per questo, la notizia della morte di Daniza, informa una nota del Corpo, è stata appresa «con rammarico e costernazione». La stessa Guardia Forestale, inoltre, ha annunciato di aver aperto un’inchiesta, con l’ipotesi di reato di maltrattamento e uccisioni di animali. Una presa di posizione netta, di fronte alla quale Ugo Rossi, il Presidente della provincia autonoma di Trento, ha commentato: «il corpo forestale dello Stato è preposto solo alla gestione della fauna e al suo controllo, non ad applicare protocolli scientifici in materia sanitaria». Tuttavia, fa sapere, «non è la prima volta che Daniza ha subito un’anestesia». Tuttavia c’è un fattore, che sta attorno questa vicenda. E che va molto al di sopra delle leggi, dei protocolli e dello scambio di accuse su competenze e spazi di manovra. E’ un elemento culturale, che riguarda l’approccio dell’uomo medio nei confronti degli animali, specialmente quelli selvatici. Un atteggiamento che risente, indubbiamente, dell’eccessiva umanizzazione degli animali che viene proposta dalla pubblicità, dai media, dallo spettacolo. Perché in natura non esistono nè l’orso Yoghi nè il cerbiatto Bambi.
L’orsa braccata adesso non scappa più
L’animale che aveva aggredito un uomo per difendere i suoi cuccioli non ha retto all’anestetico. Bloccata con un dardo pieno di sedativi è morta poco dopo
