Due mamme come genitori. Il Tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto a una donna il diritto di adottare la figlia della compagna e di darle il suo cognome. È il primo caso in Italia di «stepchild adoption» da parte di una coppia omosessuale. «Questo Tribunale - si legge nella sentenza depositata il 30 luglio scorso - non può e non deve stigmatizzare una genitorialità "diversa", ma parimenti sana e meritevole di essere riconosciuta in quanto tale». La relazione sentimentale tra le due donne, una psicoterapeuta e un agente di commercio, inizia nel 2003. Nei primi mesi del 2004 vanno a convivere e manifestano sin da subito il desiderio di avere un figlio. Si recano perciò in Spagna, dove è consentita la procreazione assistita. La scelta di portare avanti la gravidanza ricade sulla donna più giovane, proprio considerando le maggiori probabilità di successo. Sin dalla sua nascita, Giulia (nome di fantasia) ha vissuto con entrambe le donne, tanto da chiamarle indistintamente «mamma». Ora frequenta la scuola materna. L’assistente sociale e la psicologa del Comune, nell’udienza del 30 maggio scorso, hanno riferito al Tribunale che è «una bambina vivace, intelligente e carina, ben inserita nella sua realtà familiare e che si relaziona con le due donne come ai suoi genitori, manifestando un intenso legame affettivo con entrambe». Nonostante il parere negativo del pm, il collegio ha accolto il ricorso presentato della mamma adottiva, peraltro condiviso dalla mamma biologia. L’articolo 44 della legge 184 del 1983 prevede infatti che, nell’interesse del minore, l’adozione possa essere concessa anche a coppie di conviventi. «Tale norma - spiegano i giudici - non discrimina tra coppie conviventi eterosessuali o omosessuali». Inoltre le due donne «hanno usato tutti gli strumenti giuridici a disposizione per ufficializzare la forza e la stabilità del loro progetto di vita», dall’iscrizione nel Registro delle Unioni Civili del municipio di Roma al matrimonio celebrato in Spagna. «Ciò che è importante per il benessere dei bambini - si legge nella sentenza - è la qualità dell’ambiente familiare, indipendentemente dal fatto che i genitori siano dello stesso sesso o che abbiano lo stesso orientamento». «Le due mamme sono molto felici - spiega l’avvocato Maria Antonia Pili, legale della coppia - La loro speranza è che questa sentenza serva per aiutare altri bimbi nella stessa situazione». Per il senatore Ncd Carlo Giovanardi, invece, si tratta di una sentenza «eversiva che scardina i principi fondamentali del nostro ordinamento». Secondo monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia Morale alla Pontificia Università Lateranense, questa adozione «lede il diritto della bimba, che si trova in una situazione di squilibrio e deficit affettivo. Il suo riconoscimento giuridico è un nuovo esempio del diritto piegato al desiderio dei soggetti».
A Roma la prima bimba adottata da due mamme
La decisione del tribunale dei minorenni. «Non si può giudicare una genitorialità diversa» Quant'è lontanto il Cupolone di Massimiliano Lenzi
