Allarme nel comando dei carabinieri Appia per l’arresto di un somalo gravemente malato di tubercolosi. I militari entrati a contatto con l’extracomunitario verranno sottoposti a profilassi preventiva. Per paura del contagio non si è celebrata nemmeno l’udienza di convalida dell’arresto e il giudizio direttissimo davanti al Tribunale. Pur essendo infatti una patologia che era stata debellata in Italia, l’arrivo di ondate di immigrati nel nostro Paese sta facendo tornare «in voga» la tbc. Mercoledì pomeriggio i carabinieri hanno fermato per un controllo due cittadini di origine somala e li hanno trovati in possesso di documenti falsi. Dopo averli arrestati, li hanno portati nella caserma della stazione Appia. Con il passare delle ore i militari si sono accorti che uno dei due stava male: era visibilmente deperito, tremava come se fosse scosso da brividi di freddo e tossiva frequentemente con rigurgiti di sangue. Preoccupati per le sue condizioni di salute, hanno allertato il pubblico ministero di turno, Michele Nardi, che ha disposto l’immeditato ricovero dell’uomo al Policlinico Casilino. Dalla radiografia al torace è emersa la presenza diffusa di macchie sui polmoni. I medici hanno subito pensato a un caso di tubercolosi polmonare. Considerato però che la sintomatologia è simile a quella del virus della febbre emorragica ebola, sono state fatte analisi approfondite che hanno escluso l’ebola. In particolare, la emocoltura batterica su un campione di sangue ha confermato la presenza del bacillo di Koch. Accertato che si tratta di un caso conclamato e particolarmente grave di tbc, tutti i carabinieri entrati in contatto con il somalo sono stati sottoposti a profilassi preventiva. Ora verrà sottoposto ad analisi ad hoc anche l’altro connazionale. Proprio nel timore che fosse stato contagiato, ieri il giudice monocratico del Tribunale ha chiesto di non celebrare l’udienza. Il detenuto è stato portato via dall’aula facendo allontanare i presenti. A questo punto il pm Nardi ha chiesto al gip la convalida dell’arresto. Proprio per evitare un contagio di massa, la Procura di Roma già nel 2012 aveva chiesto alla Regione Lazio il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per i pazienti affetti da tubercolosi che decidono di non sottoporsi alle cure sanitarie. Nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di extracomunitari che sotto la propria responsabilità firmano il registro delle dimissioni dall’ospedale. L’allora governatrice Renata Polverini rispose però al procuratore aggiunto Leonardo Frisani che limitare la libertà personale non è così semplice. Anche se è in gioco c’è la salute pubblica.
Somalo ha la tbc. Caserma in quarantena
Visitati i carabinieri entrati in contatto con un arrestato. Sospeso anche il processo
