Sono ebrei. Tutti giovani. E hanno confessato di essere stati gli autori del feroce omicidio del sedicenne palestinese. La polizia israeliana aveva fermato sei sospetti, tra cui alcuni minorenni, provenienti da Gerusalemme, dalla vicina Beit Shemesh e da Adam, insediamento in Cisgiordania. È stata anche individuata l’auto che hanno utilizzato, anche se un video di una telecamera di sicurezza che avrebbe mostrato parte del sequestro non è stato utile alla polizia. Tre di loro, come dicevamo, hanno confessato l'omicidio di Mohammed Abu Khdeir, trovato morto in un bosco mercoledì scorso poche ore dopo il rapimento, e hanno ricostruito la dinamica dei fatti, anche se sull’indagine c’è il massimo riserbo. Il corpo del sedicenne era carbonizzato e l'autopsia ha rivelato che è stato bruciato vivo. Il sospetto è che sia stato ucciso da estremisti ebrei, per vendetta contro il recente rapimento e omicidio di tre ragazzi israeliani in Cisgiordania. La polizia sta anche indagando sulla possibilità di un collegamento con il tentato sequestro di un bambino palestinese di 9 anni nella stessa zona, avvenuto il giorno prima dell'omicidio. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha telefonato ieri a Hussein Abu Khder, padre di Mohammed, per offrirgli le proprie condoglianze ed «esprimergli l’indignazione mia personale e quella dei cittadini d’Israele per il riprovevole omicidio». È stato lo stesso Netanyahu a riferire in un comunicato il contenuto della conversazione. «Abbiamo agito immediatamente per catturare gli assassini», rivendica nella nota il premier. «Li porteremo a processo, e saranno giudicati con il massimo rigore previsto dalla legge. Noi denunciamo ogni comportamento brutale. L'omicidio di suo figlio è ripugnante e non può essere tollerato da alcun essere umano». Abu Khdeir ha commentato la notizia della telefonata ricevuta da Netanyahu dicendo di non ricordarla. «Forse ha chiamato, non lo so. Decine di persone mi hanno chiamato questa mattina per scusarsi per quanto accaduto a mio figlio. Alcuni piangevano. Ma non so se Netanyahu fosse uno di loro», ha raccontato. Intanto sono almeno sette i miliziani di Hamas uccisi nei raid aerei israeliani di risposta ai continui lanci di razzi dall'enclave contro il territorio dello Stato ebraico: lo hanno riferito fonti delle Brigate Ezzedine al-Qassam, braccio armato del gruppo radicale palestinese, secondo cui la maggior parte delle vittime si sono registrate a Rafah, all’estremità meridionale della piccola enclave, e sono state provocate da droni. Israele dal canto suo ha confermato gli attacchi, precisando che sono stati colpiti «nove tra siti terroristici e rampe di lancio» disseminate lungo l'intera Striscia, e che ieri da Gaza sono stati scagliati 25 tra razzi e salve di mortaio. Uno dei razzi non ha raggiunto il bersaglio e si è abbattuto al suolo nei pressi di Beit Hanoun, nel nord-est, ferendo cinque civili. Infine, è stato trasferito agli arresti domiciliari il 15enne palestinese residente negli Usa che è stato picchiato dopo l’arresto dalla polizia israeliana, come dimostra un video pubblicato su Internet. Tariq Khdeir ( nella foto ) è cugino del 16enne palestinese arso vivo dai suoi sequestratori. «Sono stato attaccato dalla polizia mentre ero fermo a guardare quello che accadeva, mi sono svegliato in ospedale», ha detto il ragazzo dopo essere stato rilasciato, dietro il pagamento di una cauzione. Ora dovrà rimanere agli arresti domiciliari e se l'inchiesta si chiuderà senza incriminazioni potrà tornare negli Stati Uniti, ha detto il suo avvocato. Gli Stati Uniti hanno condannato il pestaggio del cittadino americano e hanno chiesto un’inchiesta veloce e credibile. Il ministro della Giustizia israeliano, Tzipi Livni, ha assicurato che verrà avviata un’indagine.
Tre ebrei confessano «L’abbiamo ucciso noi»
Attacco ad Hamas: sette miliziani morti
