Attualità

Si stringe il cerchio sui napoletani

Identificati i tifosi che hanno partecipato ai tafferugli all’Olimpico. Ricostruita la dinamica, dagli spari di De Santis al ferimento di Esposito

Potrebbero esserci presto novità sulla vicenda della sparatoria avvenuta a Roma, in viale Tor di Quinto, il 3 maggio scorso, e che è costata la vita al tifoso del Napoli, Ciro Esposito. Gli investigatori, infatti, stanno stringendo il cerchio anche su un gruppo di tifosi napoletani che hanno partecipato agli scontri avvenuti prima della partita di Coppa Italia tra il Napoli e la Fiorentina. Al vaglio degli inquirenti ci sono le posizioni di alcune persone che si sono rese protagoniste di violenti corpo a corpo con le forze dell’ordine e con le opposte tifoserie. Filmati e testimonianze che, a questo punto, potrebbero riscrivere la storia dell’agguato che ha portato alla morte di Esposito. Sul punto, però, c’è massima riservatezza in Procura, da dove a breve potrebbero partire iniziative. Tutta l’indagine farebbe sempre parte delle faide tra tifoserie che si trascinano da decenni. Una sorta di indagine bis, dunque, che si accavalla a quella che riguarda Daniele De Santis e che ha portato alla morte del giovane tifoso partenopeo. Nelle mani degli inquirenti ci sarebbero altri elementi di una vicenda che ha ancora molto da raccontare. Se il ruolo di De Santis, presunto sparatore, è inserito nell’assalto all’autobus dei tifosi partenopei, d’altra parte questi ultimi avrebbero una responsabilità che gli investigatori hanno provato a ricostruire. Nei mesi scorsi, infatti, durante l’incidente probatorio Raffaele Puzone, il super testimone della Procura, ha raccontato quello che ha visto con i suoi occhi agli inquirenti e agli avvocati delle parti in causa. Proprio a proposito del commando che avrebbe eseguito il raid insieme a De Santis, ha dichiarato: «Quelli col casco erano già dentro la traversina - ha spiegato riferendosi agli altri ultras giallorossi che avrebbero partecipato all’azione - Vedevo la scena in lontananza, De Santis era l’ultimo. È inciampato da solo perché era goffo nel correre. È caduto a faccia avanti, si è rialzato con l’arma. Non so dire se era in piedi, in ginocchio o ancora a terra. Non so in che mano la impugnasse. Sono scappato e sono tornato dietro il pullman, ero alle spalle di De Santis, c’erano diverse persone con il casco jet, era la stessa persona? Io penso di sì, perché aveva la stesa corporatura, abbastanza alto, corpulento, bello pesante, aveva i capelli rasati, poi al viso non so se il pizzetto o altro aveva il viso sporco dalla barba». I complici del presunto sparatore poi sarebbero scappati, ma il lavoro degli investigatori potrebbe presto arrivare a ricostruire l’intera vicenda e le eventuali responsabilità che si allargano anche alla tifoseria partenopea. In merito ai momenti che hanno seguito l'agguato in cui Ciro Esposito è rimasto ferito, il super testimone ha dichiarato: «Una volta che mi sono avvicinato ho visto questa persona riversa per terra (Ciro Esposito, ndr) aiutata da due persone che cercavano di tirarla via, una volta che mi sono avvicinato ho capito di chi si trattava. Era completamente esamine. Sinceramente, nel momento in cui mi sono reso conto che si trattava di un ragazzo che conoscevo, e magari avevano scambiato con lui qualche battuta fuori dallo stadio San Paolo, ho pensato a tirarlo fuori di là. Insieme ad altri miei conterranei, l’abbiamo tirato via, ci siamo rivolti alla forze dell’ordine. Ero in uno stato confusionale al massimo, cioè ero sotto shock». Dopo 50 giorni trascorsi al policlinico Gemelli, e vari interventi, il 25 giugno scorso Ciro Esposito è morto. Le sue condizioni si sono aggravate e alle 6 del mattino il suo cuore ha cessato di battere. La morte del giovane ha modificato anche la situazione di Daniele de Santis: per lui l’accusa è diventata quella di omicidio volontario. Le indagini sul terribile fatto di sangue, però, non si sono mai fermate. Gli investigatori hanno lavorato per mettere insieme i tasselli di un puzzle che forse ora è ad una svolta. Intanto, dopo la morte di Esposito, la famiglia ha fatto sapere che il giovane potrebbe aver riconosciuto in Daniele De Santis il suo aggressore, attraverso delle foto dell’ultrà sul giornale. La magistratura si è subito messa al lavoro per accertare questa possibilità attraverso l’audizione di parenti e amici che sono stati al capezzale di Ciro. Il giovane, la mattina della tragedia, era partito da Scampia, insieme ad altri tifosi, per arrivare a Roma e assistere alla partita della sua squadra. Una volta a Tor di Quinto, però, qualcosa è andato male e la follia ultras ha colpito anche lui. Ora, oltre alla posizione di Daniele De Santis, l’uomo che avrebbe premuto il grilletto, gli investigatori potrebbero avere anche qualcosa in più sul commando che avrebbe assalito «Danielino» nel raid di Tor di Quinto.

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