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Mose, no al patteggiamento per Orsoni

L'ex sindaco di Venezia implicato nello scandalo sugli appalti e accusato di finanziamenti illeciti. Il gup: "Pochi quattro mesi"

Il giudice delle udienze preliminari di Venezia ha respinto il patteggiamento della pena richiesto dai legali dell'ex sindaco Giorgio Orsoni nell'ambito dell'inchiesta sul Mose, dove Orsoni è accusato di finanziamenti illeciti. L'ex primo cittadino appare fra le oltre trenta persone arrestate a inizio giugno. Su di lui pende l'accusa di aver accettato contributi elettorali di provenienza illecita. Per assicurarsi gli appalti del Mose, è stato ipotizzato dagli inquirenti, che siano stati dati 25 milioni di euro di fondi neri ai partiti. Le ipotesi di corruzione riguardano la gestione della costruzione delle barriere sottomarine che dovrebbero proteggere la laguna dalle inondazioni.   Respinto il patteggiamento proposta dai legali di Orsoni. Il gup del Tribunale di Venezia Massimo Vicinanza ha respinto la proposta di patteggiamento a 4 mesi e 15mila euro di multa concordata tra la Procura di Venezia e l'ex sindaco perché ritenuta «incongrua rispetto alla gravità del reato». «Era una delle eventualità», dice all'Adnkronos il difensore di Giorgio Orsoni, l'avvocato Daniele Grasso. Il gup, spiega l'avvocato, «ha motivato sostenendo che si imponeva una valutazione di incongruità della pena, ovvero la pena era troppo mite». «A questo punto Orsoni si farà il processo con la prospettiva di gestire tutte le possibilità difensive a cui aveva rinunciato - sottolinea l'avvocato - Credo che Orsoni preferisca gestirsi nel processo».   Orsoni: "Esito prevedibile. Ora posso difendermi". "L'esito dell'udienza odierna era prevedibile in relazione all'entità delle accuse svolte, al clamore che ne era seguito anche in relazione allo sproporzionato uso della misura cautelare". È quanto afferma l'ex primo cittadino di Venezia Orsoni commentando l'esito dell'udienza sul patteggiamento nell'ambito dell'inchiesta Mose. "La scelta di accettare il patteggiamento proposto dalla Procura - sottolinea - era stata dettata dalla necessità di tutelare l'Amministrazione, ben consapevole della assoluta infondatezza dei fatti addebitati e della insussistenza della fattispecie di reato ipotizzato". "Venuta meno tale esigenza - conclude Orsoni - ho auspicato la soluzione odierna che mi consente finalmente di difendermi appieno nell'ambito del processo. Prerogative fino ad oggi sempre negatemi".

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