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«Guerinoni mi disse del rapporto con Ester»

Un amico dell’autista conferma la relazione dell’uomo con la madre di Bossetti L’ex fidanzata del presunto killer: «Quando ci lasciammo, diventò aggressivo»

Aumenta il fronte delle persone che credono a Massimo Giuseppe Bossetti. Anche il suo secondo avvocato che ieri lo ha incontrato in carcere una volta uscito dal penitenziario di Bergamo non ha esitato ad affermare: «Mi ha convinto, è innocente». Dopo la moglie, che per due volte ha preso le difese del marito, l'ultima due giorni fa, adesso anche l'avvocato Claudio Salvigni, del foro di Como, ha espresso la piena convinzione che il presunto killer di Yara Gambirasio non c'entra nulla con la morte della ragazzina di tredici anni, uccisa nel novembre 2010 e ritrovata cadavere in un campo mesi dopo. «Ha detto cose che mi hanno convinto della sua innocenza», ha spiegato Salvigni. Sempre ieri è stato ascoltata dai carabinieri l’ex fidanzata di Bossetti, che avrebbe detto: «Quando ci lasciammo, lui perse la pazienza e diventò aggressivo». Il legale lo ha voluto incontrare per valutare se accettare o meno la sua difesa e capire quindi quale potesse essere la strategia difensiva da portare avanti innanzitutto per farlo uscire dal carcere: domenica, infatti, scadono i termini per presentare ricorso al tribunale al Riesame. Massimo Giuseppe Bossetti è «determinato a dimostrare la propria innocenza», ha continuato il suo nuovo legale, che affiancherà la collega Silvia Gazzetti, al termine del colloquio avuto in carcere con il muratore. È talmente convinto dell'innocenza dell'uomo di 44 anni che si trova in isolamento, che ha dichiarato che «la Famiglia Bossetti, comprensibilmente provata per i recenti accadimenti, desidera, anche a tutela dei minori coinvolti, non rilasciare a qualsiasi titolo ed a qualsivoglia interviste o dichiarazioni». E ancora: «La riservatezza della Famiglia Bossetti verrà anche adottata dagli scriventi componenti del collegio difensivo - aggiungono i legali - Ribadendo la sentita vicinanza alla Famiglia Gambirasio, si ringraziano tutti coloro che hanno manifestato rispetto e comprensione per la Famiglia Bossetti». In questa vicenda esiste comunque una seconda faccia della medaglia, che è quella della procura di Bergamo, che ha chiesto e ottenuto l'arresto, e quella degli investigatori che da tre anni e mezzo indagano sulla morte di Yara, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita il 27 febbraio 2011 in un campo a Chignolo D'Isola. Secondo loro, infatti, la colpevolezza del muratore è certa. Non solo in base ai risultati del DNA sugli abiti della ragazzina, ma anche in base alla ricostruzione dei fatti effettuata dall'uomo, che avrebbe diverse lacune. Martedì è previsto il primo confronto tra accusa e difesa sugli esami tecnici. Ma l'indagine, comunque, non è ancora finita. Anzi. Gli investigatori stanno svolgendo esami scientifici sui veicoli dell'indagato (una Volvo v40 e un furgone di colore celestino) sui quali stanno cercando possibili tracce di Yara: impronte digitali e materiale biologico. Non solo. Gli accertamenti sono in corso anche sugli indumenti sequestrati a Massimo Bossetti subito dopo l'arresto, sugli arnesi da lavoro e su altro materiale portato via dalla sua abitazione di Mapello, tra cui i computer dell’uomo. Intanto emergono altri elementi. Tra questi, la testimonianza di un uomo, che lavora nel settore dell'edilizia ed era amico di Guerinoni, il padre naturale di Bossetti, il quale, una sera in discoteca, gli avrebbe confidato: «Ho avuto una relazione extraconiugale con Ester Arzuffi, sono preoccupato, forse è incinta». Da qui gli inquirenti sono arrivati a decidere di riesumare il cadavere di Guerinoni, arrivando alla mamma di Bossetti e, alla fine, al presunto killer. Presunto, anche perché la difesa è pronta a dimostrare che il muratore è totalmente estraneo alle accuse. Dunque, da una parte l'inchiesta sembra chiusa, dall'altra, invece, è ancora tutta da chiarire. La parola fine, insomma, è ancora lontana.

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