Ogni nuovo elemento che sembra «incastrare», con sempre maggiore certezza, Massimo Bossetti, il 44enne accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, non riesce, in realtà, a superare definitivamente tutti i dubbi sorti intorno al giallo sulla morte della piccola ginnasta. Proprio la testimonianza del fratellino di Yara potrebbe, alla fine, fare il gioco della difesa. Il ragazzino, infatti, ha raccontato che nel 2010 la sorella gli confida di «avere paura di un signore» che «aveva una barbettina come fosse appena tagliata e una macchina grigia lunga». Bossetti ha il pizzetto e una Volvo di quel colore. Ma nella descrizione del fratellino l’uomo è «cicciottello» mentre il muratore arrestato ha un fisico magro e asciutto. Nei giorni scorsi al ragazzino sono state mostrate le foto di Bossetti, e non lo ha riconosciuto. Quanto alla prova che ha «illuminato» l’intera inchiesta, il dna trovato sugli slip e sui leggins di Yara, compatibile al 99,9 per cento con quello di «Ignoto1», cioè Bossetti, i Ris dei carabinieri spiegano che «è stato isolato in un’area attigua a uno dei margini recisi dell’indumento. La zona dei leggins è corrispondente alla sottostante parte degli slip e ciò fa escludere che la presenza di «Ignoto 1» sia dovuta a un fugace maneggiamento degli indumenti, apparendo confortata l’evidenza che a produrre le tracce sia stato un fluido abbondantemente cellularizzato». Il comandante del Ros, Mario Parente, ricorda inoltre che «Bossetti esclude di aver mai conosciuto la vittima», circostanza che escluderebbe un contatto rapido e fugace tra Yara e il presunto carnefice. L’obiezione è duplice. Perché Bossetti avrebbe dovuto «autoincastrarsi» dicendo di non aver mai visto Yara, determinando quindi l’impossibilità di spiegare come il suo dna fosse finito sugli indumenti, quando, al contrario, avrebbe potuto sostenere di averla vista in altre occasioni o quantomeno ipotizzare che potesse essere accaduto? Inoltre, nei giorni in cui Yara è scomparsa, suo padre, titolare di un’impresa che fabbrica coperture per costruzioni, lavorava nello stesso cantiere di Bossetti. È possibile escludere completamente che ci sia stato un «contatto indiretto» con Yara attraverso suo padre? Tornando al dna, gli esperti dell’accusa sostengono che non si tratti di sperma o saliva, ma probabilmente di sangue: «Bossetti – ha sottolineato il pm - potrebbe essersi ferito leggermente mentre infieriva con un’arma da taglio sulla vittima». Ma la certezza che sia sangue non c’è, è solo un’ipotesi «per esclusione». Il materiale genetico di Ignoto1, tra l’altro, esame dopo esame si è «consumato» e non sarà mai più possibile analizzarlo. La difesa, inoltre, potrà sempre ipotizzare che siano stati commessi degli errori. Nessuno sarà in grado di ripetere l’esame per dimostrare il contrario. Veniamo alle polveri di calce trovate nei bronchi e sulle ferite di Yara. Gli inquirenti escludono che possa averle respirate «a casa, in palestra, in piscina o sullo sterrato del campo dove è stata ritrovata» e si dicono certi che «la contaminazione sia dovuta a un contatto con parti anatomiche (più facilmente mani) o indumenti indossati da terzi imbrattate da tali sostanze». Ma, come detto, anche il papà di Yara frequentava ambienti edilizi. Infine, c’è il cellulare di Bossetti. Ieri il Corriere ha rivelato che dall’analisi del telefonino è emerso che, prima della scomparsa di Yara, per tre volte il cellulare del muratore è stato «registrato» nella zona della palestra nelle ore in cui la ragazzina faceva ginnastica. Inoltre, sappiamo che il 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara, il telefonino dell’indagato ha agganciato la cella di Mapello. Dunque, Bossetti si trovava nella stessa zona di Yara. Ma la cella copre un territorio che arriva molti chilometri più giù, fino all’abitazione di Bossetti. Dunque, è del tutto normale che il suo cellulare l’abbia agganciata più volte. Ma soprattutto, com’è possibile che il telefonino di Bossetti non abbia mai agganciato la cella di Chignolo d’Isola, luogo dove il corpo di Yara è stato abbandonato.
Ma non tutti i nodi vengono al pettine
Perché il presunto "mostro" ha affermato di non aver mai conosciuto Yara? Se avesse detto il contrario le tracce ematiche potevano essere "giustificate"
