BERGAMO Come non si è ancora chiuso definitivamente il caso investigativo sulla morte di Yara Gambirasio, così non si è ancora chiuso quello sulla polemica politica tra la magistratura di Bergamo e il ministro dell'interno Angelino Alfano. Una bufera scoppiata in seguito alla scelta del capo del Viminale di comunicare che era stato individuato il presunto assassino della ragazzina di 13 anni. Il procuratore capo di Bergamo, Francesco Dettori, infatti, ieri durante la conferenza stampa che si è svolta negli uffici del palazzo di giustizia per fare il punto dell'inchiesta, non ha esitato ancora una volta a parlare in maniera concitata della decisione del ministro Alfano di divulgare la notizia sull'individuazione di Massimo Giuseppe Bossetti. «Bisogna prima interloquire con il giudice per le indagini preliminari prima di parlare all'esterno - ha detto il procuratore capo di Bergamo alzando il tono di voce - e se il gip non fosse stato d'accordo? Perché dare in pasto agli organi d'informazione questo soggetto?». Più volte l'alto magistrato, durante la spiegazione di come sono arrivati a individuare Bossetti è tornato sull'argomento. «Sono stati spesi svariati milioni di euro per portare avanti le indagini - ha continuato Dettori - ci hanno criticato ma in maniera totalmente ingiustificata, polemiche aride e stupide». Poi ha avuto anche un momento in cui ha voluto raccontare un episodio «personale»: «Ho saputo dell'individuazione dell'indagato il giorno del mio compleanno e in quel momento ho gioito». Un sentimento che però sarebbe stato poi spezzato dalle parole del ministro Alfano. Alcuni giorni fa, infatti, il procuratore aveva affermato: «Era nostra intenzione mantenere il massimo riserbo, questo anche a tutela dell'indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza». A queste parole aveva poi replicato il ministro Alfano: «La Procura si chieda chi ha inondato di informazioni i media, io non ho dato alcun dettaglio», piuttosto la Procura di Bergamo si «chieda chi ha inondato i mass media di una quantità infinita di informazioni e dettagli». E aveva ribadito: «L'opinione pubblica aveva comunque diritto di sapere». E ancora: «Resta presunzione di innocenza, ma fermo è grande risultato, l'arresto del presunto assassino di Yara è un grande risultato frutto di un grande lavoro tecnico-scientifico. La presunzione di innocenza vale per tutti e vale anche in questo caso - aveva aggiunto Alfano - saranno gli inquirenti, gli investigatori a fornire tutti gli elementi relativi all'indagine che ha portato all'arresto dell'uomo». Cosa che è avvenuta ieri, insieme, però, ad altre prese di posizione del procuratore capo di Bergamo. Sempre all'epoca dello «scontro», Alfano disse: «Credo che il procuratore non ce l’avesse con me anche perché non ho divulgato dettagli, si dovrebbe chiedere invece chi ha inondato i mass media di una quantità infinita di dettagli e informazioni. Certamente non è stato il governo». Per la verità le prime conferme, nei minuti successivi al fermo, erano arrivate proprio da Roma. Per avere comunque un'idea di che tipo di lavoro investigativo hanno fatto gli investigatori in questi anni, basti pensare che per arrivare a individuare Massimo Giuseppe Bossetti è stato effettuato l'albero genealogico della famiglia Guerinoni fino al 1815. «È stata un'indagine pazzesca - ha detto il pm Letizia Ruggeri - sono stati sentiti tutti gli anziani che sono nati intorno al 1938 e poi sono stati visionati per tre mesi dagli agenti della polizia di Stato volumi contenenti gli elenchi dei bambini che erano stati abbandonati e quelli che invece avevano la madre ma non il padre per individuare Bossetti. Si tratta di centinaia di nomi». E ancora: «Non abbiamo avuto testimoni e neanche molte telecamere che ci aiutassero. Il vero aiuto è arrivato con il ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, fino a quel momento, i primi tre mesi, è stato un incubo».
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