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L’Italia ha meno rifugiati della Germania: solo 50mila

Promuovere un’informazione positiva, senza stereotipi e pregiudizi, per contrastare ogni forma di razzismo e discriminazione. Questo l’obiettivo dell’iniziativa “Da rifugiati a cittadini. Cronache...

Promuovere un’informazione positiva, senza stereotipi e pregiudizi, per contrastare ogni forma di razzismo e discriminazione. Questo l’obiettivo dell’iniziativa “Da rifugiati a cittadini. Cronache di quotidiana convivenza”, presentata ieri a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in vista della Giornata mondiale del rifugiato che si terrà il 20 giugno. Un progetto promosso dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali in collaborazione con Anci, al quale hanno aderito l’associazione Carta di Roma, Unhcr e Arci, destinato ai giornalisti che decideranno di contattare i centri Sprar del proprio territorio per conoscere le storie di quelle persone che, uscite dai centri di accoglienza, si sono integrate nel tessuto sociale. «Quando si affronta questo tema - spiega Domenico Manzione, Sottosegretario al Ministero dell'Interno - si fa confusione perché vogliamo etichettare tutto in una grande categoria, senza distinguere tra chi arriva regolarmente, con un passaporto e gli irregolari. Una volta l'emigrazione si faceva soprattutto per motivi economici ora non è più così, si fugge dalle guerre, dalle persecuzioni e pensare che queste problematiche possano essere risolte con una leggina nazionale significa dimostrare un gap culturale e avere le idee poco chiare. Quelli che arrivano sono persone, non numeri». Manzione ha voluto sottolineare che «il Canale di Sicilia è il cimitero più grande d'Europa e, a differenza di quanto si possa pensare, l'Italia ha un numero di rifugiati inferiore rispetto a quello di altri Paesi, come la Germania». L’obiettivo dell'iniziativa è proprio quello di dar voce a questo mondo sommerso (oltre 50 mila i rifugiati in Italia) che troppo spesso non trova spazio sui media che accendono i riflettori sul dramma dell’immigrazione quasi esclusivamente in caso di incidenti e tragedie in mare. «C'è molta comunicazione sulle emozioni negative e poca su quelle positive. Per questo - spiega il direttore dell'Unar Marco De Giorgi - abbiamo voluto questo concorso per creare uno spazio di dialogo fra gli operatori dell'accoglienza e quelli della comunicazione e cambiare il paradigma».

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