E' durato meno di un'ora l'interrogatorio di garanzia per Giorgio Orsoni, il sindaco di Venezia sospeso ieri dalla Prefettura, agli arresti domiciliari da mercoledì nell'ambito dell'inchiesta sul Mose. Orsoni ha lasciato l'aula bunker di Venezia accompagnato da uno dei suoi legali. Quest'ultimo ha spiegato che il suo assistito ha rilasciato "una serie di dichiarazioni lucide, tranquille e serene" al gip durante l'interrogatorio di garanzia ed e' fiducioso di riuscire a chiarire la propria posizione". L'avvocato Daniele Grasso, in particolare, ha spiegato che Orsoni "non ritiene che gli sia addebitabile alcun tipo di responsabilità" e si propone "di dimostrarlo attraverso una serie di indagini difensive a integrazione della documentazione acquisita dal procuratore". Per Grasso, poi, "e' giusto dare conto che l'inserimento in questo contesto della sua persona poteva essere evitato", perché la posizione di Orsoni "non c'entra niente con tutte le altre imputazioni". Romano Prodi a intervenire nella questione con una circostanziata messa a punto: "Trovo singolare che, invece di prendersela con chi si e' lasciato corrempere e ha speculato sui lavori del Mose, sempre che la magistratura confermi quanto e' emerso fino ad ora dalle indagini, ce la si voglia prendere con chi ha consentito che un'opera fondamentale per la salvezza di Venezia andasse avanti". La Corte dei Conti ha istituito una commissione di indagine sul Mose dopo che le indagini hanno coinvolto anche a provvedimenti contro un ex magistrato della stessa. La decisione è stata presa dal presidente della Corte, Raffaele Squitieri, sentito il consiglio di presidenza, e d'intesa con il Procuratore generale. La commissione avra' il compito di condurre accertamenti su "tutte le procedure di controllo effettuate negli anni in merito all'opera" oltre che di verificare "gli atti e le relative risultanze". A presiederla è stato nominato il Presidente di sezione Adolfo De Girolamo. Il presidente dell'autorita' nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, rileva: "Il quadro che sta emergendo è preoccupante", soprattutto perché a Venezia, "oltre al coinvolgimento di pezzi trasversali della politica, c'è il coinvolgimento pesantissimo del sistema di controllo, che è la parte più preoccupante". GALAN: "SU DI ME NEFANDEZZE ALTRUI" «Su ogni cosa che ho detto e fatto nella mia vita, politica e non, c'ho sempre messo la faccia. Ho tutta l'intenzione di farlo anche stavolta, su questo non vi deve essere alcun dubbio». Giancarlo Galan affida ad una nota le ragioni del suo silenzio, dopo l'inchiesta sul Mose che ha travolto l'ex governatore del Veneto. «Non ho ancora ritenuto opportuno - spiega- rilasciare interviste semplicemente perché reputo doveroso rispettare l'iter giudiziario, quindi, parlare innanzitutto con la magistratura alla quale ho intenzione di spiegare e motivare, punto per punto, la mia totale estraneità alle accuse che mi vengono mosse: spero che ciò avvenga al più presto, veramente al più presto». Galan sta leggendo le carte accusatorie e sta disponendo tutto il materiale per respingere le accuse che gli sono state mosse. «Non mi voglio nascondere e non voglio nascondere proprio niente - assicura - anzi, esattamente il contrario. Voglio fare luce su tutto. Il processo mediatico è mostruoso, leggo profili della mia persona che stento a credere anche solo immaginabili, non poter rispondere o difendermi sin da subito è umanamente molto difficile». Galan conclude definendosi pronto a dimostrare che «stanno tentando di scaricare su di me nefandezze altrui. Non mi farò distruggere per misfatti commessi da altri».
Mose, Orsoni: "Sono innocente"
Interrogatorio di garanzia per il sindaco di Venezia ai domiciliari. Anche l'ex governatore del Veneto Galan si difende: "Su di me nefandezze altrui. "Soldi a Galan anche dopo il mandato"
