La valutazione era attesa dal gennaio 2013, quando la Corte di Strasburgo condannò il nostro Paese con la sentenza “Torreggiani”, accogliendo il ricorso di sette detenuti per violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che proibisce "trattamenti inumani e degradanti". E tutte le premesse facevano temere il peggio. Invece il Consiglio d'Europa ha salvato l'Italia per per l'impegno e le azioni avviate nel tentativo di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Il 28 maggio scorso era scaduto l'ultimatum per porre rimedio alle insostenibili condizioni di reclusione nelle quali sono costretti a scontare la pena i carcerati italiani. L'organismo di Strasburgo, a cui fa riferimento la Corte europea per i diritti dell'uomo, ha in particolare apprezzato “i risultati significativi ottenuti grazie alle diverse misure strutturali adottate per conformarsi alle sentenze" della Corte, compreso "il calo importante e continuo della popolazione carceraria e l'aumento dello spazio vitale ad almeno 3 metri quadrati per detenuto". Ancora, il Consiglio d'Europa ha accolto con favore "la creazione di un ricorso preventivo nei tempi fissati dalla sentenza pilota sul caso Torreggiani". Inoltre, il Consiglio di Strasburgo prende nota con interesse delle informazioni "sulle misure prese per stabilire un ricorso risarcitorio, anch'esso previsto dalla sentenza pilota, attraverso un decreto legge che prevede la possibillità di una riduzione di pena per i detenuti" ancora in carcere "e una compensazione pecuniaria" per quelli che sono già usciti. Infine, il Consiglio ha deciso di rianalizzare la situazione entro la riunione di giugno 2015, "per effettuare una piena valutazione dei progressi compiuti" attraverso la presentazione di un bilancio da parte del governo italiano. Quello che è stato fatto è stato apprezzato. I decreti “svuotacarceri”, il ripristino della “vecchia” legge sulla droga, il perfezionamento di accordi e procedure per l’espulsione degli stranieri finiti in cella, il tentativo di favorire misure cautelari alternative, hanno ridotto la popolazione carceraria italiana: al 15 maggio 2014 i reclusi erano 59.500, il 15% in meno rispetto al 2010. Anche se i numeri sulla situazione effettiva delle “patrie galere”, come denunciato all'associazione Antigone, descrivono una realtà niente affatto rosea. A fine aprile il Consiglio aveva bacchettato l'Italia sostenendo che le nostre carceri continuano ad essere le più sovraffollate in ambito europeo Il rapporto annuale sulle statistiche riferite al 2012 parla di 145,4 detenuti per 100 posti disponibili, contro una media europea di 98 su 100: è la situazione peggiore dell'Unione, mentre fra i 47 Paesi che fanno parte del Consiglio d'Europa solo in Serbia il sovraffollamento è maggiore. In Italia solo lo 0,7% dei detenuti (quota tra le più contenute) è in carcere per reati legati alla criminalità organizzata. Al contrario da noi è elevata la proporzione dei condannati a più di 20 anni di reclusione: il 4,8% contro una media dell'1,9%. E ancora, in media, il 20% dei detenuti condannati sconta pene inferiori a un anno, e un quarto di tutti i detenuti è ancora in attesa di una sentenza definitiva. Le misure che hanno convinto il Consiglio. Settemila detenuti in meno in un anno, migliori condizioni di vita nelle carceri, nuove norme sulla messa alla prova e sul "piccolo" spaccio di droga, sempre più spazio ai domiciliari. È un complesso di interventi quello che ha spinto il Consiglio d'Europa a valutare positivamente l'impegno dell'Italia a risolvere il problema del sovraffollamento. Strasburgo aveva rilevato anche la mancanza di acqua calda in alcuni periodi nei penitenziari, così come la carenza di ventilazione e luce. Un problema, dunque, non solo di numeri, ma di qualità della vita dei reclusi. Un primo, importante passo è stato quello segnato dal dl "svuota carceri", approvato definitivamente l'8 agosto di un anno fa con l'obiettivo di "favorire la decarcerizzazione degli autori di reati di modesta pericolosità sociale". Numerose le novità introdotte dal decreto: la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per i delitti con pena non inferiore ai 5 anni, accesso più agevole alle misure alternative al carcere, concedibilità della detenzione domiciliare alle donne incinte e alle madri di bambini con meno di 10 anni, ai soggetti portatori di gravi patologie, agli over70 non recidivi. L'8 ottobre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invia un messaggio alle Camere raccomandando di "affrontare in tempi stretti" il dramma delle carceri. E un nuovo decreto ad hoc viene varato dal governo Letta a dicembre per essere poi convertito in legge il 19 febbraio del 2014. Qualche esempio delle misure previste: i "braccialetti elettronici", sin qui prescritti solo se necessari, diventano la regola; arriva fino a 4 anni il limite di pena che consente l'affidamento in prova ai servizi sociali; diventa permanente la disposizione che consente di scontare presso il domicilio la pena detentiva non superiore a 18 mesi; viene ampliato il campo dell'espulsione dei detenuti stranieri. Il 2 aprile di quest'anno la Camera approva in via definitiva una riforma del sistema sanzionatorio basata su tre pilastri: domiciliari come pena principale, depenalizzazione, messa alla prova. La legge, due deleghe e 16 articoli in tutto, ridisciplina anche il procedimento nei confronti degli irreperibili abolendo l'istituto della contumacia: non tutte le norme, però, sono immediatamente applicabili, all'attuazione della depenalizzazione e dei domiciliari dovrà provvedere il governo attraverso appositi decreti legislativi. Attualmente, all'attenzione delle Camere c'è anche la riforma della custodia cautelare, in seconda lettura in Commissione Giustizia di Montecitorio. Un impatto su possibili scarcerazioni - stimato in circa 3mila - è venuto anche dalla recente pronuncia della Cassazione, secondo cui, dopo l'illegittimità della Fini-Giovanardi pronunciata dalla Consulta, vanno rideterminate le pene per piccolo spaccio anche per chi e' stato condannato già in via definitiva. Il guardasigilli Orlando ha firmato di recente svariati accordi con le Regioni per lavoro esterno per i reclusi e trattamento dei detenuti tossicodipendenti in comunità, e ha siglato un protocollo con il Marocco per il reimpatrio dei detenuti stranieri. Atteso, infine, un provvedimento del governo - un decreto-legge ancora non esaminato in Cdm - sulle misure compensative per chi ha vissuto periodi in cella in condizioni inumane. Misure compensative che possono essere di carattere economico per chi ha finito di scontare la pena oppure una riduzione della pena residua per chi è ancora in cella. Naturalmente, è anche andato avanti il piano di edilizia carceraria, per cui ci sono dei posti disponibili in più nei penitenziari, soprattutto per riaperture di padiglioni da tempo inutilizzati.
Il Consiglio d'Europa salva l'Italia sulle carceri
Apprezzati gli sforzi fatti dopo la sentenza "Torreggiani" per la riduzione del numero dei detenuti e l'adozione di misure alternative
