Scarcerazione immediata, o attenuazione della misura di custodia cautelare. È questo che i legali di Chiara Rizzo, gli avvocati Bonaventura Candido e Carlo Biondi, hanno chiesto ai giudici del Riesame di Reggio Calabria. Un’attenuazione della misura che, secondo i difensori della moglie di Amedeo Matacena, potrebbe essere accettata dai magistrati reggini visto che alcuni dei personaggi finiti nella rete tesa dalla distrettuale antimafia della città calabrese (e indagati con la medesima ipotesi accusatoria) hanno già ottenuto la scarcerazione (nel caso di Sacco, De Carolis e Chindemi) o la misura degli arresti domiciliari (Politi, uno dei collaboratori di Matacena). In attesa della decisione del Riesame intanto, i magistrati Giuseppe Lombardo e Francesco Curcio, proseguono le indagini che hanno portato all’eclatante arresto dell’ex titolare del ministero dell’Interno Claudio Scajola; gli inquirenti starebbero puntando l’attenzione su alcune società che si occupano di investimenti nel settore dell’eolico (società che sarebbero riconducibili proprio alla coppia Matacena-Scajola) e che porterebbero verso Imperia (tradizionale feudo elettorale del politico di Forza Italia) e verso il Montenegro. E potrebbe esserci proprio un interesse economico (prima ancora che politico) nei piani che, secondo gli inquirenti, Scajola avrebbe posto in essere (tessendo una corposa ragnatela di contatti che intrecciano anche il faccendiere calabrese Vincenzo Speziali e l’ex presidente del Libano e leader delle falangi libanesi, Amin Gemayel) per trasferire Amedeo Matacena, condannato in via definitiva a cinque anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, dalla latitanza dorata a Dubai a quella, blindata, del Libano. Durante l’interrogatorio con i magistrati reggini infatti, Chiara Rizzo, avrebbe raccontato che era proprio Scajola ad adoperarsi per il trasferimento di suo marito verso Beirut. Un interesse quasi morboso e che sarebbe stato perseguito in prima persona dall’ex ministro che, secondo quanto avrebbe dichiarato la donna durante un interrogatorio durato oltre quattro ore, avrebbe agito per suoi interessi personali. Gli inquirenti stanno cercando di capire se questi interessi fossero di carattere squisitamente politico (Scajola e Matacena sono vecchi compagni di partito) o sfociassero sul campo economico (la storica segretaria di Scajola ha parlato ai magistrati reggini, delle preoccupazioni economiche che tormentavano Scajola negli ultimi tempi). Interrogativi che potrebbero portare i magistrati reggini a organizzare un confronto proprio tra Claudio Scajola e Chiara Rizzo che, a leggere le dichiarazioni della Sacco, erano protagonisti di numerosi incontri semi clandestini, tra Montecarlo e l’ufficio ligure dell’ex pezzo da 90 forzista. La Rizzo intanto resta nel carcere reggino di Arghillà, detenuta in una cella singola e «visitata» tutti i giorni da una educatrice, in attesa di potere incontrare i propri figli: incontro che potrebbe avvenire all’inizio della prossima settimana, quasi in concomitanza con l’udienza del Riesame che dovrà verificare la posizione di Scajola. Sempre in conseguenza delle dichiarazioni della Rizzo, che avrebbe parlato a Lombardo e a Curcio anche di cose non contenute nell’ordinanza di arresto, la Direzione investigativa antimafia ha iniziato nuove indagini.
Rizzo «scarica» su Scajola il trasferimento del marito
La moglie di Matacena ai pm di Reggio: «Si adoperò per portarlo da Dubai a Beirut»
