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Clini, spuntano le mazzette africane

Dopo lo scandalo Iraq, si allarga l’inchiesta sugli appalti di imprenditori italiani Nel mirino i progetti di riqualificazione ambientale. Indagini anche sul Sudamerica

Milioni di euro concessi a «pioggia» dal Ministero dell’Ambiente quasi sempre agli stessi imprenditori. Progetti a spese dello Stato Italiano che non prevedevano alcun tipo di rendicontazione dei costi effettivamente sostenuti. Il quadro è delineato dalle indagini della Procura della Repubblica di Roma, che ha svelato un supposto ruolo operativo dell’ex ministro all’Ambiente e dimissionario direttore generale dello stesso dicastero, Corrado Clini. Con l’ex esponente dell’ex governo di Mario Monti risulta indagata anche la moglie Martina Hauser, assessore in Calabria che ieri ha rassegnato le dimissioni (subito accolte), finita al centro di accertamenti per alcuni incarichi pagati a peso d’oro ricevuti grazie all’intercessione del marito. Il sostituto procuratore Alberto Galanti, segue una doppia via investigativa. Perché se da una parte ci sono circa 214 milioni di euro di erogazioni pubbliche, rientrate poi in parte su conti correnti cifrati riconducibili, fra gli altri, anche a Clini, dall’altra un filone riguarda proprio i lavori che sarebbero stati dati alla moglie, configurando una specie di scambio corruttivo. L’inchiesta avrebbe «cristallizzato» operazioni sospette in Cina, dove negli anni sarebbero stati dati a imprenditori italiani, con sedi societarie in quel Paese, circa 200 milioni. Gli altri 14, invece, sono stati concessi sempre a imprenditori italiani, in Montenegro. Ulteriori incartamenti forniti dal Ministero dell’Ambiente hanno fatto emergere simili dazioni di danaro quasi sempre agli stessi imprenditori anche per progetti di natura ambientale in Sud America e Africa. Tuttavia l’indagine, gestita dal Nucleo speciale spesa pubblica della Gdf al comando del generale Bruno Bartoloni, è ancora in fase embrionale. E potrebbe riservare ulteriori sorprese, a partire proprio dal ruolo di Clini, che allo stato risponde di associazione per delinquere e corruzione, aggravata dalla transnazionalità del reato. Intanto l’ex ministro, finito agli arresti domiciliari assieme all’ingegnere Augusto Calore Prestner su impulso della Procura di Ferrara e che nell’ottobre 2013 negò a Il Tempo di avere a che fare con la vicenda, ha scritto al gip che ne ha disposto l’arresto. In quel procedimento Clini risponde di peculato (si sarebbe appropriato di un milione e 20mila euro parte di un finanziamento di 54 milioni destinato al progetto New Eden, per la riqualificazione ambientale dell’Iraq). L’ipotesi e che il denaro sia passato attraverso una rete di società per poi rientrare sul suo conto corrente denominato «Pesce», acceso all’Ubs di Lugano, in Svizzera. «Il mio lavoro – ha scritto Clini - è sempre stato finalizzato a integrare sviluppo economico e protezione dell’ambiente, con procedure rapide e trasparenti». Questo, «ha suscitato negli anni polemiche e iniziative contro di me, sostenute da chi specula sull’ambiente per convenienza politica con l’appoggio delle burocrazie che vivono di rendita sui ritardi e le opacità delle procedure. Chiedete alle decine di imprese, dalle più grandi e più note alle più piccole, che hanno realizzato grazie al mio lavoro centinaia di progetti in Italia e nel mondo, con successo. Chiedetelo alle università e agli enti di ricerca in Italia, Brasile, Cina, Iraq, Usa, nei Balcani, che hanno collaborato con me in tutti questi anni e hanno realizzato progetti esemplari che sono un vanto per l’Italia. Chiedetelo anche ai lavoratori dell’Ilva di Taranto e all’azienda. Chiedetelo ai lavoratori e alle imprese di Piombino, Porto Marghera, Tor Viscosa, Trieste. Chiedetelo alle centinaia di comuni, alle province, alle regioni con cui ho promosso e realizzato centinaia di progetti locali. Chiedete a tutti questi - conclude Clini - se sono corrotto».

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