KHARTUM Meriam, la donna cristiana condannata a morte in Sudan per apostasia, ha partorita in cella la bimba di cui era incinta che ha chiamato Maya. Al padre, però, è stato finora impedito di vederla. «La piccola è nata in carcere ed entrambe stanno bene. Purtroppo non hanno potuto lasciare la prigione a Khartoum», ha reso noto Italians for Darfur, l’ong in prima fila nella battaglia per la liberazione della giovane donna, in carcere con un altro figlioletto di 20 mesi. Mamma e piccola si trovano nell’ala ospedaliera del carcere e gli avvocati hanno chiesto che sia permesso a un dottore di fiducia della famiglia di visitarla. «Fino ad ora non ho potuto vederle, non mi hanno permesso di farlo», ha raccontato il marito della donna, Daniel Wani, che la scorsa settimana aveva denunciato le condizioni di salute precarie di Meriam, tenuta incatenata nonostante fosse incinta. Intanto, il Consiglio del Figh (diritto) islamico sudanese intende incontrare di nuovo la donna. Secondo il quotidiano sudanese Alwan, l’intento del Consiglio è convincere Meriam al «pentimento. Lo sceicco Jalal al-Din al-Murad, rappresentante del Consiglio del Figh nel processo in cui è stata pronunciata la condanna di Meriam all’impiccagione, ha ribadito nei giorni scorsi il «concetto e gli effetti dell’apostasia». Murad ha parlato a lungo con Meriam nella sua cella prima della sentenza, cercando di convincerla a dichiararsi musulmana, per evitare la condanna. Ma la donna si è rifiutata.
Condannata per apostasia partorisce in cella
KHARTUM Meriam, la donna cristiana condannata a morte in Sudan per apostasia, ha partorita in cella la bimba di cui era incinta che ha chiamato Maya. Al padre, però, è stato finora impedito di...
