Richieste di condanna dai 2 ai 5 anni per i dieci imputati dell'inchiesta milanese su Mediatrade, il processo nato da una "costola" di quello sui diritti tv che ha portato alla condanna definitiva di Silvio Berlusconi a 4 anni. Un "procedimento tormentato, un processo fortemente contrastato" a detta del pm di Milano Fabio De Pasquale in cui "le pene non rispettano veramente il livello dei singoli" per l'intervento della prescrizione che spazza l'appropriazione indebita, lasciando in piedi i reati di riciclaggio e frode fiscale nell'inchiesta sulle presunte irregolarità nella compravendita di diritti tv. Al termine della sua requisitoria, il pm ha chiesto la condanna a tre anni e due mesi per il vicepresidente di Mediaset Pier Silvio Berlusconi e a 3 anni e quattro mesi per il presidente dello stesso gruppo Fedele Confalonieri ai quali se da un lato si può attribuire "la volontà di rimanere fuori" dall'altro va riconosciuto il "dolo per essersi adeguati all'andazzo"; se da una parte va stabilito "che non hanno un ruolo di organizzazione" dall'altro va sottolineata la "loro posizione formale nella società". CHIESTO IL SEQUESTRO DI 133 MILIONI DI DOLLARI Non solo Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri, rispettivamente vicepresidente e presidente di Mediaset, sono dieci in tutto gli imputati del processo Mediatrade. Il pm di Milano ha chiesto ai giudici della seconda sezione del tribunale di condannare il produttore Frank Agrama a 3 anni e 8 mesi, gli ex manager Daniele Lorenzano, Gabrielle Ballabio e Giorgio Dal Negro, rispettivamente a 3 anni e 2 mesi, a 3 anni e a 2 anni. Per il banchiere Paolo del Bue la condanna chiesta per il reato di riciclaggio che cadrà in prescrizione il prossimo 11 giugno è a 3 anni. Le pene più elevate, rispettivamente 5 e 4 anni di carcere, sono state chieste per Paddy Chan Mei-You e per Catherine Hsu May-Chun le due donne di Hong-Komg accusate di riciclaggio «attività compiuta nell'interesse del loro dominus Frank Agrama», secondo il pm. L'accusa ha chiesto inoltre la confisca di 133.890.968 dollari, il denaro frutto dei presunti proventi illeciti della compravendita a prezzi 'gonfiatì dei diritti tv, soldi presenti nella filiale Ubs a Lugano su conti di società riconducibili ad Agrama. FI INSORGE: SI VUOLE CONDIZIONARE IL VOTO La condanna di Pier Silvio Berlusconi per il processo Mediatrade, in piena conclusione della campagna elettorale, provoca gli strali di Forza Italia che insorge contro "l'iperattivismo giudiziario" che porta a pensare al condizionamento del voto, con "incredibili" richieste di condanna che, dopo aver colpito Silvio Berlusconi in prima persona ora puntano alle "aziende" e persino alla "famiglia". "Per tempistica e contenuti, la requisitoria del pm di Milano nel corso del processo Mediatrade e le successive, incredibili richieste di condanna nei confronti di Piersilvio Berlusconi e di Fedele Confalonieri, rientrano, a tutti gli effetti, nella campagna elettorale", dice Debora Bergamini. "Nel pieno stile sovietico la persecuzione contro Berlusconi si estende alla sua famiglia e ai suoi collaboratori e naturalmente in perfetto tempismo elettorale", interviene il senatore Lucio Malan. "La Procura di Milano cerca di nascondere gli scandali, i veleni, gli abusi e le irregolarità commesse nella conduzione di alcune delicate inchieste dai suoi magistrati più in vista, con la foglia di fico di una richiesta di condanna per i vertici Mediaset assurda e inquietante per la sua tempistica" afferma Luca d'Alessandro, segretario della commissione Giustizia della Camera.
Mediatrade, pm: 3 anni e 2 mesi a Pier Silvio Berlusconi
Chiesti anche 3 anni e 4 mesi per Confalonieri. Entrambi accusati di frode fiscale nel processo sulla compravendita dei diritti tv
